Il Tirreno

Versilia

«Gli ho detto: stai calmo, ti do tutto»

di Giovanna Mezzana
«Gli ho detto: stai calmo, ti do tutto»

Emilio Romiti racconta l’assalto subito e come sia riuscito a mantenere la calma mentre gli puntavano il coltello alla gola

5 MINUTI DI LETTURA





QUIESA. A Emilio Romiti, 44 anni, titolare di un'impresa edile a Quiesa, la gang di malviventi, che martedì ha aggredito e minacciato lui e picchiato sua madre e suo cognato, non ha portato via solo 25mila euro di gioielli e orologi. «Ora basta, mi compro due pistole» dice all'indomani della violenza subita e con l’adrenalina ancora in corpo. Gli hanno tolto il piacere di pensare che la sua casa è un luogo riservato, tutelato, inviolabile. Venti minuti – tanto è durato l’assalto – bastano per cambiare la visione del mondo e della vita.
Rumori sospetti. Frazione di Quiesa, via della Pietra a Padule: sono le 17 e 15 di martedì. Tre fratellini - di cinque, otto e undici anni - stanno uscendo di casa con la tata: sono i figli di Emilio Romiti e di sua moglie Claudia. Passa un quarto d'ora e da quella villetta cominciano a provenire dei rumori. Li avverte Iosette Volpi, 67 anni, madre di Emilio, che abita a pochi metri di distanza con suo marito e la famiglia della figlia Elena: la donna è in casa con i due nipoti di cinque e dodici anni e con il genero, Fabrizio Di Noto, che si sta facendo la doccia; suo marito invece è fuori, mentre la figlia non è ancora tornata dal lavoro. Decide di scendere (la villetta del figlio è sottostante la sua) per vedere cosa sta succedendo.

«Apri la cassaforte». Comincia l'aggressione. La donna viene acciuffata e trascinata di fronte alla cassaforte in casa del figlio. Sono in tre: uomini, sui 35 anni, corporatura normale, cappucci delle felpe tirati a coprire buona parte del volto. Parlano italiano con accento dell'Est Europa. Vogliono che la donna digiti il codice di apertura del forziere. Lei non lo fa ma perché lo ignora: viene stintonata, picchiata, la colpiscono anche in volto.

Preso a pugni e calci. Poi probabilmente intuiscono che la donna non conosce realmente la combinazione e, per non andarsene a mani vuote, la spingono fino alla villetta sovrastante, la sua, per tentare lì la razzia. Entrano. E ci sono i due bambini: se la prendono con il loro papà, Fabrizio: prima lo colpiscono con un pugno, lui cade a terra e lo riempiono di calci. Afferrano mille euro in contanti. Nel frattempo, uno dei tre uomini, quello armato di coltello, è uscito dalla casa di Iosette e sta tornando verso quella del figlio di lei.

Coltello alla gola. Sono le 18.10. Emilio Romiti sta rincasando. Apre il cancello, procede lungo il vialetto. Si accorge che la porta sul retro di casa sua è aperta: «Non mi sono preoccupato – dice – ho pensato che me la fossi dimenticata aperta. In cucina era tutto in ordine». Immediatamente dopo, sente le urla di sua madre. Sta chiedendo aiuto. «Allora sì che mi sono agitato, ho pensato che uno dei miei nipoti stesse male». Emilio si precipita fuori di casa. Corre su per la salitina che separa casa sua da quella della madre. Incappa in un uomo che lo appella: «E tu chi sei?».«Come chi sono? –ribatte – Sono il proprietario di questo posto». Romiti non ha chiara la situazione: «Credevo volesse qualcosa, ma non pensavo fosse un ladro». Emilio viene preso, aggredito, minacciato con un coltello, prima alla gola e poi puntato all'angolo sinistro della bocca. «Gli ho detto – racconta –: stai calmo, che ti do tutto. Vuoi che apro la cassaforte? Te la apro. Il mio unico pensiero era che da lì a poco potevano tornare i miei figli». Romiti apre la cassaforte. Gli aggressori arraffano tre cassette con tutti i gioielli della moglie, orologi, tra cui un Rolex, per un valore complessivo di circa 25mila euro. E fuggono via. «Sono spariti in una manciata di secondi – continua l'imprenditore – e a quel punto io sono corso da mia madre», che ieri aveva ancora il volto tumefatto e ancora era scossa.

Dati certi. Ieri mattina, in via Pietra a Padule c'erano gli uomini della squadra mobile di Lucca, quelli del commissariato e della Scientifica di Viareggio. Due gli elementi certi: gli aggressori non erano italiani; e non erano professionisti: hanno dovuto gestire una situazione più complicata di quella che probabilmente avevano previsto; ad esempio, l'arrivo di Iosette non era stato sicuramente preventivato. Tre sono gli uomini che hanno assaltato la casa, ma non si esclude che un quarto sia rimasto fuori, nei pressi della villetta. Che fossero una gang improvvisata lo testimonia anche il fatto che volevano scassinare una cassaforte con una mazza. E che avrebbero lasciato un indizio.

La traccia: trovato un coltello. L'attenzione della Scientifica si starebbe concentrando su di una lama di circa quindici centimetri ritrovata ieri mattina di fronte al cancello di una villetta poco distante da quella della famiglia Romiti. È proprio davanti a questa abitazione che la banda avrebbe parcheggiato l'automobile con cui è arrivata ed è sparita nel nulla.

La testimone. Poco dopo le 18 di martedì, una vicina di casa stava rincasando. «Avevo parcheggiato – racconta la donna – e ho incrociato una macchina di grossa cilindrata, forse una Nissan Qashqai, di colore chiaro, che ha sgommato laggiù (indica i pressi in cui è stata ritrovata la lama, ndr) e ha corso a tutta velocità fin qui (un centinaio di metri, ndr). Ha attratto la mia attenzione perché procedeva a fari spenti e ha rischiato di investirmi». Questa testimonianza non coinciderebbe però con l'impressione di Romiti, secondo cui i malviventi sono saliti su di un'auto di piccola cilindrata, un'utilitaria.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa