Il Tirreno

Versilia

«Bonificate subito la zona del Pollino da tutti i veleni»

di Matteo Tuccini

Gli ambientalisti: la Versilia è stata inquinata a sufficienza «Altro che riapertura dell’inceneritore: qui serve pulizia»

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PIETRASANTA. «Serve una vera bonifica della zona del Pollino. Vanno tolte tutte le schifezze: iniziando dalla “collina delle ceneri”, passando per le falde acquifere e il torrente Baccatoio. E si chiuda il discorso con ogni inceneritore: la Versilia è già stata inquinata a sufficienza».

Promette una battaglia ancor più dura Daniela Bertolucci dell’Associazione per la tutela ambientale della Versilia, ora che è caduto il primo velo sui danni all’ambiente fatti dal vecchio inceneritore di Falascaia. «I dati rivelati da Arpat e pubblicati dal Tirreno, a proposito dei veleni che si siamo sorbiti per 15 anni “grazie” al vecchio impianto - dice - non ci danno affatto sollievo. Tutt’altro. Significa che dopo 25 anni sono emerse verità che avrebbero dovuto essere dette ai tempi in cui si progettava la riapertura del nuovo inceneritore».

E qui Bertolucci chiama in causa amministratori pubblici vicini e lontani. «A metà anni Novanta la Regione definì ideale l’area del Pollino per piazzarci l’inceneritore. E i Comuni le andarono dietro. Ma io sono sicura che tutti sapevano che quella zona era già disastrata. Eppure sono stati zitti, anzi hanno denunciato chi protestava. Oggi, però, ci dicono che in effetti il vecchio inceneritore ha devastato l’ambiente di due territori comunali: è inaccettabile».

A proposito dei dati forniti da Arpat, l’associazione ambientalista - che fa parte, assime ad altri soggetti, della Rete ambientale versiliese - sostiene che comunque è necessario un approfondimento, tramite un incontro pubblico. «Non abbiamo alcuna intenzione di “processare” Arpat - dice Bertolucci - vogliamo soltanto approfondire i dati, facendoli leggere anche a nostri tecnici. Perché non siamo affatto sicuri che l’inceneritore di seconda generazione non abbia alcuna responsabilità sull’inquinamento di mezza Versilia. Non dimentichiamoci che c’è stato un processo per il taroccamento dei dati delle emissioni, in seguito al quale dei tecnici di Veolia hanno patteggiato. E abbiamo il sospetto che non sia stato un periodo breve, quello in cui i dati sono stati drogati. Arpat, insomma, non può limitarsi a dire genericamente che l’impianto di recente costruzione era in perfetta regola».

Per questo motivo, insomma, gli ambientalisti chiedono un’assemblea pubblica «in cui affrontare tutti i punti della relazione di Arpat. Ci sembra doveroso: sono 20 anni che diciamo le stesse cose. I cittadini non sono più disposti a firmare cambiali in bianco ai politici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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