Il Tirreno

Versilia

«Tangenti? No, erano solo pagamenti»

di Gabriele Dini
«Tangenti? No, erano solo pagamenti»

Scintille in aula tra l’imprenditore Stefano Varia e il pm Origlio durante il processo sulla presunta corruzione al Pontile

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CAMAIORE. «Non ho pagato alcuna tangente. Ho solo versato soldi a professionisti che hanno lavorato ai progetti sul pontile. Tutto è regolare registrato: se avessi pagato una tangente lo avrei fatto rilasciando una regolare fattura?». Stefano Varia è come un vulcano. L’imprenditore è chiamato a deporre in aula in tribunale a Lucca per raccontare la sua verità sui progetti per il pontile e i parcheggi di Lido finiti nel mirino della magistratura. Mentre il suo avvocato Lodovica Giorgi gli pone domande, Varia non perde occasione per punzecchiare sia chi ha condotto le indagini, sia l’attuale assessore ai Lavori Pubblici Simone Leo che, quando sedeva sui banchi dell’opposizione, ha osteggiato il progetto del pontile facendo partire diversi esposti. «Gli inquirenti - attacca Varia quasi liberandosi dalla tensione accumulata negli anni - parlano di illecito guadagno ma non hanno mai preso in considerazione il piano finanziario approvato dal comune, un’indagine tanto complessa secondo me necessitava di approfondimenti di questo tipo ma non sono stati fatti».

Il pm Fabio Origlio - che nella prossima udienza passerà al controinterrogatorio dell’imputato - risponde a tono a Varia («mi prende in giro?», gli ripete più volte). E il presidente del collegio, in almeno un occasione, interviene per richiamare all’ordine l’imprenditore.

Tangente per il pontile?. Uno dei punti chiave dell’inchiesta riguarda la presunta tangente da 210mila euro che, secondo l’accusa, i rappresentanti della Pontile Project (oltre a Varia accusati di corruzione anche Giuseppe Bicicchi e Brunello Pardini) avrebbero versato al dirigente del comune di Camaiore Claudio Castellacci per vincere la gara a licitazione privata per la realizzazione del pontile. Per la procura sarebbe stata anche alterata in maniera irregolare ( aumentando il numero di parcheggi dati in concessione alla Pontile Project) la convenzione tra comune e impresa per dare vantaggi economici a quest’ultima. Proprio su questi controversi punti Varia ha dato la sua versione dei fatti.

Innanzitutto la tangente che gli imprenditori avrebbero versato alla societa St Engineering ( per la procura controllata da Castellacci) in maniera indiretta tramite l’ingegner Daniele Salvadorini (che non è tra gli imputati). «Ho pagato Salvadorini - spiega Varia - con una regolare notula da 270 mila euro per la realizzazione delle fasi iniziali del progetto. Mai ho versato soldi a Castellacci». Per la procura è sospetta la collaborazione con Salvadorini dell’ingegner Stefano Marrucci, progettista della St Engineering che ha collaborato ai progetti del project financing. «Marrucci è venuto sul cantiere e ha collaborato con Salvadorini - spiega ancora Stefano Varia - per quel che ne so io Marrucci era pagato da Salvadorini. Io ho versato a Salvadorini la somma dovuta, e tra l’altro era una cifra inferiore a quelle previste dalle tabelle sulle tariffe professionali. Certo non si tratta di una tangente».

Conti in rosso. Varia - come aveva già fatto Castellacci nella precedente udienza passato in rassegna tutto l’iter burocratici che dimostrerebbero la regolarità della gara per l’assegnazione del pontile. Soprattutto Varia ha spiegato i cambiamenti nel numero di parcheggi assegnati alla Pontile Project. «I mutamenti - afferma - sono arrivati dopo che il Comune, tramite Giunta e consiglio comunale, ha chiesto cambiamenti nel programma dei lavori. L’azienda che realizza in project financing deve avere garantita una percentuale di rendimento prevista dal contratto. E se aumentano i costi deve essere “risarcita” in qualche modo. Nel progetto iniziale ci avevano promesso gli introiti di 1100 parcheggi dei quali oltre 250 posti erano all’ospedale (la procura ha messo in dubbio la presenza degli stalli nel progetto iniziale ndr). Poi l’amministrazione si è accorta che far pagare chi andava al Versilia era impossibile. Il numero di stalli è cambiato per compensare questa perdita». L’imprenditore ha anche detto di non aver mai ottenuto dal project financing la redditività che sarebbe stata prevista dal contratto con il Comune. «A noi toccherebbe una percentuale di rientro dall’investimento del 7,76% - spiega - ma a fine 2011 eravamo solo al 4,5%. Gli inquirenti avrebbero dovuto valutare questi piani finanziari approvati dal comune ma non l’hanno fatto». Ora la palla passa di nuovo alla procura: il pm Origlio nella prossima udienza contesterà la versione fornita dall’imprenditore.

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