Il Tirreno

Versilia

«Falascaia, ora diteci i perché delle bugie»

«Falascaia, ora diteci i perché delle bugie»

Caprili: c’è chi ha coperto per anni i veleni dell’impianto. E messo a tacere chi criticava

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PIETRASANTA. Continua a far discutere la questione dei dati di Falascaia, che hanno rivelato come per 15 anni il vecchio inceneritore abbia sparso veleni in mezza Versilia. A intervenire è Milziade Caprili, consigliere comunale a Viareggio e presidente della Croce Verde.

«Quindi, a ben vedere, da noi si “campa” un anno meno del resto della Toscana non tanto per i nostri stili di vita - come ci avevano raccontato autorevoli personaggi della politica regionale - ma perché, tra l ‘altro, per ben quindici anni Falascaia ha “impestato” mezza Versilia. Non siamo in grado, non ne abbiamo le competenze, di stabilire un rapporto di causa-effetto tra gli inquinanti di Falascaia e il numero superiore di morti per tumori rispetto a tutte le altre zone della Toscana. Tuttavia è un fatto , incontrovertibile e sancito da fior di strutture scientifiche, che i fenomeni tumorali falcidiano tante vite in Versilia. E i poteri pubblici, tutti ed in ogni periodo, hanno fatto male anzi malissimo a “prendere sotto gamba” le denunce di cittadini e di associazioni circa lo sconcio di un impianto da cui provenivano sostanze altamente inquinanti. Arpat ha certificato che per quanto riguarda il vecchio impianto il valore limite per legge della concentrazione di diossine e policlorobifenili di 8,2 veniva superato attestandosi ad una media giornaliera di 1.934. Questo avrebbe interessto anche zone a 10 km dal Pollino. Tutto questo sarebbe avvenuto non per giorni o settimane o mesi ma per anni: dal 1974 al 1988. Chi doveva controllare? Quanti controlli sono stati effettuati? Da chi eventualmente firmati e, quindi, chi dovrà andare il galera? Ci sono state coperture o vere e proprie connivenze? So bene che il carcere non risolve il problema e che l’inquinamento di vaste aree del nostro territorio non potrà essere azzerato da una sentenza. Pur tuttavia un segnale andrebbe dato. Non dovrebbe essere possibile leggere notizie come quella pubblicata dal Tirreno, senza che vi sia una parallela indagine che accerti e colpisca le responsabilità. Per il passato ma soprattutto, mi permetto di dissentire da Arpat, per il futuro: non sono affatto convinto, avendo ascoltato testimonianze e dati di fatto delle associazioni che si sono battute contro Falascaia-nuova, diciamo così, che dopo l’ orgia di diossina, polveri fini e metalli pesanti del vecchio impianto, non ci sia più niente da segnalare in termini di inquinamento. Non vorrei che dopo quasi un quarto di secolo, tra venticinque anni qualcuno si svegliasse e dicesse agli allora versiliesi che si sono “ beccati” un altro bel po’ di queste pericolose schifezze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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