Il Tirreno

Versilia

Riapre l’Oca Bianca Segnale di speranza nel cuore della crisi

di Corrado Benzio
Riapre l’Oca Bianca Segnale di speranza nel cuore della crisi

Lo storico locale della Darsena rilevato da una cordata di imprenditori locali. Ha fatto la storia della Versilia

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VIAREGGIO. Erano i tempi in cui Viareggio e la Versilia dettavano le mode. Soprattutto a tavola.

E così Gino Veronelli, il grande giornalista, raccontò all’Italia di quel ristorante. al tempo veramente unico in Italia, che aveva messo in cantina una champagneria.

Era la fine degli anni Ottanta, è il locale era l’0ca Bianca di via Coppino a Viareggio.

La champagneria era una lista degli champagne (si arrivo anche a 150 etichette) che potevi trovare solo in Francia. C’erano i Krug e di Dom Perignon, ma anche gli champagne di piccoli produttori.

La vera grande novità che Marco Garfagnini, mitico patron dell’Oca, aveva introdotto in Italia era questa: battere a tappeto lo Champagne per trovare i famosi recultant/manipolater,. ovvero coloro che trasformavano in champagne solo le proprie uve. Quando a Milano si viaggiava a banalissimo Moet oppure Cliquot, a Viareggio si era ben oltre.

Un preambolo lungo per dare, finalmente, una buona notizia: l’Oca Bianca riapre. Una cordata di importanti imprenditori locali sta definendo l’operazione con la proprietà dei muri (in locale è in concessione demaniale) per rilevare il locale al primo piano.

La direzione dovrebbe essere separata dalla proprietà del locale. Sui nomi della cordata ci sono solo indiscrezioni. Si parla di un grosso impresario edile, di un noto commercialista, di imprenditori dei servizi.

La cosa interessante è che tutti, più o meno, sono appassionatissimi ed esperti di vino e grande cucina. Il che potrebbe essere una garanzia di durata. Visti i tempi grami non sarà facile partire subito alla grande, soprattutto in una Darsena i cui cantieri non hanno ancora rialzato la testa.

Ma soprattutto il fatto che siano tutti viareggini potrebbe essere una garanzia di tenuta.

Non come è successo alla gestione di Henri Prosperi, il sommelier italo-lussemburghese che aveva portato in via Coppino la stella Michelin avuta in dote dal locale di via Fratti.

Ma l’enoteca Henri è durata veramente meno che un gatto sull’Aurelia, chiudendo a febbraio scorso senza grossi rimpianti.

E prima di Prosperi, l’Oca Bianca aveva «subito»la gestione della famiglia Tronci, poi finita nell’inchiesta della Procura di Lucca per il crack delle società immobiliari dell’ingegnere.

La vera Oca Bianca che tutti ricordano con piacere è quella aperta da Garfagnini insieme allo zio Fernando Becagli (uno degli uomini che ha fatto veramente la storia della ristorazione versiliese). In cucina c’era Breschi.Famoso per i medaglioni d’aragosta sulla cecina e per la sfoglia con cuore di pera e zabaione. Un trio che arrivò alla stella Michelin (ma altissimi erano anche i punteggi di Espresso e Gambero Rosso) mantenuta finchè Garfagnini ha tenuto il locale, fra tappeti pregiati in terra e foie gras nel piatto.

Uno dei vantaggi che avrà il gruppo di imprenditori dovrebbero essere le spese ridotte. Ai recenti tempi di Henri Prosperi l’affitto viaggiava sugli 8mila euro il mese. Già la scorsa estate a chi chiedeva lumi per rilevare il locale si proponeva addirittura la metà.

Il locale è troppo bello e troppo ben piazzato per non avere avuto pretendenti. Ci aveva fatto un pensierino Lorenzo Viani, ma una proposta era partita anche da Riccardo Santini (che caso strano di questi tempi sta proponendo uno champagne importato a prezzi umani), dopo avere lasciato l’Osteria da Riccardo a Lido di Camaiore.

A giorni la nuova gestione dovrebbe essere ufficiale. Da sapere se l’insegna tornerà quella storica, oppure verrà rinnovata. In ogni caso bentornata Oca Bianca. La città ha bisogno di locali, nuovi e di qualità. Per tornare a dettare le mode. E non solo a tavola.

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