Il Tirreno

Versilia

Quindici anni di veleni su mezza Versilia

di Matteo Tuccini
Quindici anni di veleni su mezza Versilia

Arpat rivela: a Pietrasanta e Camaiore concentrazioni enormi di diossina e polveri fini emessi dal vecchio inceneritore

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PIETRASANTA. Quindici anni di veleni su mezza Versilia. Dal 1974 al 1988 gli interi Comuni di Pietrasanta e Camaiore sono stati pervasi da diossina, polveri fini e metalli pesanti, emessi in quantità enormi dal vecchio inceneritore di Falascaia. Sforando in maniera clamorosa i limiti di legge.

Ad affermarlo è uno studio di Arpat, primo (e importante) passo dell’indagine sull’inquietante record versiliese dei tumori che l’Asl 12 sta conducendo dal 2010.

Effetti più vasti e più duraturi. Come anticipato mesi fa dal Tirreno, insomma, il vecchio impianto non inquinava in maniera pesante solo nell’area circoscritta al Pollino e a Capezzano Pianore. I suoi effetti nefasti si sono sparsi in un’area ben più estesa. E purtroppo, vista la persistenza negli anni di queste polveri venefiche nell’ambiente e negli organismi - uomo compreso - le conseguenze negative non si sono certo fermate al 1988, anno di chiusura dell’inceneritore.

«Concentrazioni elevate». Lo studio di Arpat, che ha messo a confronto il vecchio e il nuovo impianto (oggi chiuso) mette in evidenza come, a fronte di un progresso tecnologico che ha ridotto le emissioni, i dati relativi al vecchio inceneritore mostrano concentrazioni degli inquinanti assai elevate.

«Confrontando i dati ottenuti con i limiti di legge o i riferimenti sanitari applicabili - si legge nello studio di Arpat - si osserva che l’apporto di pm10 (polveri fini, ndr) dovuto all’impianto attuale alle concentrazioni nelle aree circostanti è irrilevante, e la somma delle deposizioni di Pccd/f e Pcb/dl (diossine e policlorobifenili, ndr), risulta in ciascun punto del territorio ampiamente inferiore ai livelli di azione attualmente considerati in ambito internazionale, ed indicati dall’Istituto superiore di sanità».

«Diversamente, i risultati ottenuti per il vecchio impianto - prosegue lo studio - nonostante le notevoli incertezze presenti, mostrano impatti significativi per la maggior parte degli inquinanti esaminati. In particolare per Pccd/f gli attuali livelli di riferimento risultano superati non solo nei punti di massima ricaduta, ma in un’area estesa decine di chilometri quadrati che comprende gran parte del comune di Pietrasanta e di quello di Camaiore». In parole povere, anche a 10 chilometri di distanza dal Pollino gli esseri viventi respiravano aria avvelenata come se vivessero a due passi. Così come la terra ne era impregnata.

Gli sforamenti. Ma di quanto venivano superati i limiti? Ecco un esempio. Per quanto riguarda la diossina e i policlorobifenili, il valore massimo della deposizione media giornaliera è di 1.934, quando il valore limite per legge è di 8,2. E l’area interessata da questo sforamento era di 131 chilometri quadrati, cioè la metà del territorio considerato.

Ora tocca all’Asl. I risultati di questo studio - di cui si è discusso pochi giorni fa in Regione - sono stati consegnati al Dipartimento di prevenzione dell’Asl, all’Istituto scientifico per la prevenzione oncologica e al Comitato scientifico di garanzia, costituito dalla stessa Asl come garante dei cittadini. Nei prossimi mesi si porteranno a termine gli studi degli effetti dell’inquinamento sulle persone e sui prodotti alimentari. L’obiettivo è chiarire, una volta per tutte, i guasti causati dai veleni di Falascaia sulla popolazione versiliese.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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