Il Tirreno

Versilia

«Quando in casa giocavo a fare l’attrice...»

di Cristina Bulgheri
«Quando in casa giocavo a fare l’attrice...»

In un libro i ricordi viareggini dell’infanzia: «Con le scatole dei panettoni costruivamo i riflettori»

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ROMA. Un premio alla carriera, una retrospettiva di tutti i suoi film (tantissimi) che prenderà il via martedì alla casa del Cinema a villa Borgehese e proseguirà per tutto dicembre. E un documentario - "Stefania Sandrelli, l'arte di essere donna" - accompagnato da un bel volume (curato da Adriano Pintaldi) ricco di ricordi e fotografie : è questo il tributo che Roma Film Festival ha reso all'attrice viareggina, icona del cinema italiano. E in questo album di memorie, che attraversa più di mezzo secolo di cinematografia, un buon numero di pagine riguardano la sua Viareggio. La città dove è nata e dove, come lei stessa afferma nell'intervista contenuta nel catalogo, si è compiuta la sua formazione artistica.

L'infanzia trascorsa sulla battigia degli stabilimenti balneari viareggini, la villeggiatura a settembre, con mamma e cugini, vicino al monte Pania, le corse in bicicletta, il mare d'inverno contemplato ai ritorno da scuola, i giochi per strada con gli amichetti.

Da ragazzina sognava di studiare ballo e musica, di andare a Genova alla scuola del maestro Ugo Dallara. Ma il cinema le è sempre piaciuto. «Mi camuffavo da grande per entrare nelle sale che proiettavano film per adulti. Viareggio era una piazza di lancio per i film, che a volte vi giungevano prima che a Firenze. Vedevo anche due film al giorno, e da allora non ho più abbandonato questa abitudine».

Il cinema amato, il cinema gustato dalla platea, il cinema "giocato" fin da quando aveva dodici anni. «La passione per il cinema accomunava me, mio fratello Sergio e i nostri amici: è stato proprio Sergio il mio primo regista. Giravamo anche film, di giorno e di notte. Costruivamo i riflettori con i contenitori di panettoni rivestiti di carta stagnola e una lampada sul fondo. Avevamo perfino il ciak e le comparse. Il mio debutto è avvenuto verso i 12 anni in un "Dracula" girato sulle dune della Versilia. Avevamo una gran passione per i film gialli, per le sceneggiature paurose, per i vampiri e i cimiteri. La "pazzia" per lo il cinema mi accompagnò fino ai 15 anni quando cominciai a fare quello vero».

A individuarla in uno dei tanti concorsetti di miss furono registi come Salce e Germi che la vollero nei loro film: «All'incontro con il cinema sono arrivata giocando, correndo in bicicletta, partecipando con le amiche ai concorsi di miss Ninfetta. Mi ero accorta che piacevo».

Gli uomini la guardavano, sulla spiaggia del bagno Aurora (prima si chiamava Caboto) e sullo struscio dove scappava con le amiche, lasciando la pensione gestita dal padre Otello. «Mostrarmi alla gente mi è sempre piaciuto, così come recitare. A Viareggio capitava di stare spesso in pantaloncini corti: io, ogni giorno, mi mettevo di schiena allo specchio e mi contorcevo tutta per vedermi dietro. Avevo capito che gli uomini guardavano soprattutto il sedere».

Queste "prove tecniche" di seduzione e ammiccamenti, di atteggiamenti da diva, questo che può definirsi il "prologo cinematografico" della sua carriera ha come scenario la sua Versilia. «Quando Germi mi chiamò per il provino in Divorzio all'italiana mi è sembrato tutto assolutamente naturale. Germi mi aveva visto sulla copertina de "Le ore"", che a quell'epoca non era affatto un giornale scandalistico: una ragazzina in gonna scozzese e maglia verde scollata, fotografata nel mare e nel cielo azzurro di Viareggio».

Viareggio, la terra in cui affondano saldamente le radici di Stefania Sandrelli e che la tengono ancora strettamente ancorata a quella dimensione di gioia, di divertimento, di spensieratezza che fanno di lei quella persona solare, curiosa, moderna, ribelle, disinvolta, spiritosa che è rimasta. Radici popolari che, come ricorda Gianni Minà in una delle tante testimonianze presenti nel libro e nel documentario, lei non ha mai rinnegato: «Stefania è sempre stata orgogliosa della sua origine popolare, di venire dalla provincia, da Viareggio e di saper rischiare ogni volta».

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