Il Tirreno

Versilia

«Le aste? Solo rinviate» E i bagni non investono

di Matteo Tuccini

Dopo la proroga delle concessioni al 2020 gli stabilimenti restano scettici «Ci hanno prolungato l’agonia: perché dovremmo tornare a spendere?»

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VIAREGGIO. «Cinquantamila euro per rifare cabine e locali completamente distrutti dall’alluvione. Ecco l’unico investimento che farò nei prossimi mesi». Un giovane balneare di Lido, tra i più agguerriti nella battaglia contro le aste delle spiagge, la vede così. Ma come lui la pensano in tanti, tra gli stabilimenti che hanno appena conquistato la proroga delle concessioni demaniali fino al 2020. Non c’è intenzione di tornare a spendere in strutture che, tra 8 anni, potrebbero finire in pasto allo Stato. O in mano a un altro concessionario.

I balneari, insomma, restano scettici. Sono tutti consapevoli che la proroga, comunque, è una manna rispetto alla certezza di vedersi sottratti gli stabilimenti dal 1º gennaio 2016: certezza che era data per scontata fino a poche settimane fa. Lo sostiene, sul palco del Centro congressi Principe di Piemonte che ospitava ieri l’assemblea della categoria, anche Oreste Giannessi del bagno Nettuno: il figlio di Graziano, che pure ha sempre manifestato insofferenza per ogni genere di compromesso, ha richiamato i colleghi a «non aver paura della proroga, che ci consente di guadagnare tempo, oltre che di recuperare parte del valore delle nostre imprese. Trovando, allo stesso tempo, una soluzione definitiva alla nostra questione».

Ma dallo stesso palco arrivano interventi di ben altro tenore. Come quello dei rappresentanti dei balneari massesi, che definiscono la faccenda una presa in giro che non risolve la questione. E in platea le opinioni sono le stesse. Dalla Darsena a Lido, si ritiene inutile tornare a spendere «in qualcosa che ci verrà comunque tolto. Hanno spostato solo la data - sostengono numerosi balneari - anche un governo di colore diverso vorrà fare le aste».

Eppure i 5 anni guadagnati - dal 2015 al 2020 - potevano essere l’occasione per riprendere fiducia e tornare a investire. Magari con piccole cifre, visto che è inutile pensare di costruire una piscina, facendo un mutuo di 20 anni, quando la concessione scade tra 8. È questa l’opinione (leggi box sopra) di Vincenzo Lardinelli, titolare del bagno Balena e presidente nazionale di Fiba Confesercenti. E ci sono colleghi che rilanciano: dobbiamo mostrarci pronti a raccogliere le nuove sfide.

«A mio parere, gli investimenti torneranno quando verrà trovata la soluzione al nostro problema - dice Carlo Monti, titolare del Vespucci e presidente di Assobalneari Viareggio - succederà presto, secondo me: già nel 2013. Ma finché non verranno garantite le nostre imprese, non avrà alcun senso tornare a mettere grandi cifre in qualcosa che, allo stato dell’arte, ha un futuro incerto».

Perché l’incertezza - e su questo i balneari hanno ragione - resta sotto tutti i punti di vista. Oltre al fatto di aver rinviato, e non risolto, il conflitto con la direttiva Bolkestein, c’è un’estate 2013 che si annuncia di lacrime e sangue per il turismo. La disoccupazione è destinata ad aumentare e il vecchio ceto medio, che una volta faceva la forza degli stabilimenti versiliesi, arriverà alla stagione calda ancora più spolpato. Come prepararsi a questo appuntamento? «Semplice - osserva un altro balneare lidese - facendo bene il nostro lavoro, contenendo i prezzi e isolando noi per primi chi pensa solo a sfruttare i clienti, anziché dar loro un servizio».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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