Il dolore
Caro Babbo Natale, lasciaci le Poste
Un bambino di Casoli scrive un appello nell’ultimo giorno di apertura dell’ufficio, vecchio di 100 anni
CAMAIORE. «Caro Babbo Natale, non ti chiedo giochi o altro. Ma un grosso favore: aiutaci a non fare chiudere l'ufficio postale di Casoli di Camaiore».
A scrivere è Luca Nuzzolo, un bambino di 12 anni residente a Casoli. Ieri era l'ultimo giorno di apertura dell'ufficio del suo paese. Così ha sfruttato il gioco che Poste Italiane ha attivato per i bambini durante queste feste natalizie e ha lanciato l’appello. Sul sito delle Poste ii è stato attivato un software per 'inviare' una letterina a Babbo Natale. Luca, ha acceso il suo pc, e ha cominciato a scrivere. «Il nostro ufficio - ha spiegato a Babbo Natale - ha circa cento anni e la popolazione ci si è molta affezionata, è l'unica istituzione del paese. Tu per spostarti hai renne veloci, ma i vecchietti non hanno mezzi per recarsi al più vicino ufficio postale che dista 7 chilometri. Se prendono la corriera devono stare fuori di casa oltre 6 ore, e molti, sai, sono malati, devono prendere medicine, farsi l'insulina. E poi con questo freddo immaginati stare all'aperto per ore». Il pensiero di Luca non è certo per se stesso, quanto per i suoi nonni, e per i nonni dei suoi amici . «I nonni hanno sempre avuto fiducia nella posta - scrive al Babbo Natale di Poste Italiane - dove hanno depositato i loro sudati risparmi. Ed ora, proprio una settimana prima di Natale, l'ufficio viene chiuso per sempre. Il nostro giovane sindaco ha provato a fargli cambiare idea, ma niente. Caro Babbo Natale, io sono ancora piccolo e non voglio vedere morire il mio paese e sentire parlare sempre di problemi, proprio in questo periodo anche gli adulti si dovrebbero ricordare che non conta solo l'economia ed il guadagno, ma anche aiutare i più deboli . Perché, Babbo Natale, dobbiamo essere sempre noi, abitanti di piccoli paesi, a soffrire? Ciao Babbo Natale - conclude il dodicenne - ti faccio gli auguri e non ti scordare di tutti i nonni e le nonne del mio paese».
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