Il Tirreno

Versilia

Mafia russa e denaro riciclato dietro l’acquisto di 38 immobili

di Giovanna Mezzana

La magistratura indaga su un giro d’affari degli ultimi quattro anni da 120 milioni di euro A suonare l’allarme è il procuratore fiorentino Quattrocchi di fronte alla Commissione antimafia

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FORTE DEI MARMI. Negli ultimi quattro anni i russi hanno investito 120 milioni di euro tra Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta. Investiti, cioè impiegati in operazioni, transazioni, intermediazioni: dalla stima è cioè escluso il giro d’affari derivante dalla loro abituale e bulimica attività di shopping (nelle boutique). Se il valore di quest’ultima è misurato dal termometro del tax free – in base al quale si può ricostruire l’intero circuito degli acquisti: dove comprano, quando lo fanno e quanto spendono – nulla si sa dell’altro canale di impiego del denaro. Di conseguenza, quello che si apre è un campo di ipotesi.

Il dubbio. Che la Perla della Versilia sia una “lavatrice” caricata dalla mafia russa è un’idea che ha preso forma dagli inizi del Duemila, da quando cioè i “sudditi” di Putin sono diventati habitué, tra il Pontile ed il Fortino.

L’audizione. È lo stesso procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ad affermare che non si riesce ad individuare «un itinerario investigativo per capire sino a che punto (quei 120 milioni di euro, ndr) siano (la risultante, ndr) di un fenomeno commerciale, economico e finanziario del tutto lecito e cosa invece nascondano». Tali valutazioni sono un estratto di quanto il procuratore Quattrocchi ha dichiarato, un mese e mezzo fa, di fronte ai membri della Commissione parlamentare antimafia.

Nel mirino. A destare sospetto sono – lo dice ancora il magistrato nell’audizione parlamentare – 38 operazioni di acquisto di immobili registrate in quattro anni. Ville? Residence? Condomini? Edifici a destinazione produttiva-industriale? Non viene specificato né da lui, né – qualche giorno dopo le sue dichiarazioni – da altri uomini di stato: prefetti, questori, dirigenti di polizia, colonnelli, comandanti dell’arma dei carabinieri, e della guardia di finanza, toscani, perché è delle infiltrazioni della mafia russa in Toscana (e in particolare in Versilia) il tema di cui si è parlato, di recente, in Commissione antimafia. «Non è tanto il numero delle operazioni che impressiona – continua Quattrocchi – impressionante è il valore dichiarato, e sottolineo dichiarato, di queste operazioni, che ammonta a 120 milioni di euro. Non sappiamo come fare – conclude – per capire il percorso di questo denaro».

Giro vorticoso di banconote. Questo flusso di denaro di considerevole portata non passa da conti correnti schermati, e non arriva grazie a triangolazioni che hanno vertici nei paradisi fiscali. Nella maggior parte dei casi è denaro contante, lo dice il procuratore Quattrocchi, in tagli da 500 euro.

Riciclaggio o altro? Ma allora, questi russi a Forte – dove il mercato delle compravendite immobiliari raggiunge livelli sconosciuti ad altre realtà del Belpaese – hanno investito i risparmi di una vita (devono provenire da famiglie più che benestanti e con nel dna il “tarlo” del risparmio – oppure le banconote che hanno unto le operazioni erano soldi sporchi? Prima o poi, qualcuno dovrà rispondere a questa domanda, tenendo conto che la nozione di “denaro sporco” è ormai obsoleta, quanto lo è il Pil per misurare il benessere di una comunità. Intercettare un fenomeno fermandosi alla catalogazione di esso non basta più: i fortemarmini hanno il diritto di sapere che cosa passa sopra le loro teste.

La Magistratura. Si dice, ma non c’è conferma, che la Magistratura stia lavorando: su timori, che sono diventati ipotesi, sorrette da segnalazioni, che hanno portato a una pista (di indagine). Una comunità può condividere i propri spazi con chiunque venga da fuori – soprattutto se riceve qualcosa in cambio, anche di ordine economico – ma ha il diritto di sapere chi sia il proprio ospite.

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