Sicurezza
Falascaia, sui tumori zero risposte
I risultati delle analisi epidemiologiche richieste dai cittadini arriveranno solo nell’estate 2013
PIETRASANTA. Ancora sei mesi (almeno) per avere i risultati dell’indagine epidemiologica sull’incidenza di tumori nella zona attorno all’inceneritore di Falascaia. Dovranno ancora aspettare le numerose famiglie di persone che si sono ammalate di cancro nell’area vicina all’impianto di smaltimento rifiuti finito al centro di due inchieste giudiziarie per inquinamento ambientale. Lo studio era partito nel 2009 e in più occasioni i politici di provincia e regione avevano assicurato di voler dare risposte in tempo breve.
L’incontro a Firenze. Lo stato dell’arte sui lavori dell’indagine epidemiologica riguardo l'impianto di Falascaia è stato presentato martedì durante un incontro in Regione e al quale hanno partecipato Regione, asl, Arpat e i comuni versiliesi.
L’incontro è stato organizzato dopo le insistenti richieste ufficiali fatte dal presidente della Società della salute Ettore Neri e, soprattutto, dai comitati dei cittadini ai quali, tra l’altro, era era stato promesso un costante aggiornamento online sulla ricerca.
Al momento, come hanno fatto sapere i tecnici di Asl e Regione, è terminato lo studio di dispersione realizzato da Arpat utile a definire il territorio e quindi la popolazione su cui focalizzare l’indagine epidemiologica, individuando le aree più interessate dalle ricadute delle emissioni sia dell’attuale impianto Tev (attivo dal 2002) sia del precedente inceneritore presente sullo stesso sito (attivo dal 1974 al 1988).
Lo studio, realizzato per mezzo di un modello con cui è stata simulata la dispersione degli inquinanti in atmosfera, serve da base allo studio epidemiologico; le simulazioni hanno stimato in un’area di 16 km per 16 km le concentrazioni in aria e le deposizioni al suolo attese in termini medie annue dei vari inquinanti di interesse sanitario emessi dai due impianti studiati. Per il vecchio impianto le stime delle concentrazioni in aria ambiente e delle deposizioni al suolo risultano per molti inquinanti superiori o confrontabili con i limiti o soglie di valutazione.
Le simulazioni relative all’impianto attuale producono stime di ricaduta centinaia o migliaia di volte inferiori a quelle del vecchio impianto. «L’impatto prodotto dall’impianto attuale nelle aree circostanti - affermano dalla Regione - è, per tutti i parametri, ampiamente inferiore ai valori limite o alle soglie di valutazione».
Controlli sugli animali. Secondo la Regione le analisi sui sieri animali e sui pesci « hanno mostrato concentrazioni molto inferiori ai valori consentiti di limite massimo residuo e ai valori di azione laddove previsti».
E’ in corso la verifica dei casi di patologia oncologica e degli esiti riproduttivi nei residenti dei due comuni, ovvero la verifica delle informazioni su tali effetti sanitari presenti sulle fonti correnti sanitarie, mediante esame delle cartelle cliniche e conferma da parte dei medici curanti. Conclusasi questa fase saranno raccolte presso i comuni di residenza le storie residenziali di ciascun caso per consentire la collocazione geografica nelle aree definite per mezzo dello studio di dispersione condotto da Arpat e sarà effettuata l’analisi statistica di cluster.
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