Sicurezza
Balneari, a rischio la proroga di 5 anni
Se la Camera non la approva in questi giorni, il governo può eliminarla. E a quel punto tornerebbero le aste nel 2016
VIAREGGIO. È corsa contro il tempo per la proroga di 5 anni delle concessioni demaniali. Dopo l’ok del Senato, l’emendamento al decreto Sviluppo - che porta dal 2015 al 2020 la scadenza delle concessioni - è in discussione in questi giorni alla Camera. Ma il caos causato in Parlamento dalla crisi di governo rischia di far saltare il prolungamento dei titoli. Facendo tornare i balneari al punto di partenza: la messa all’asta delle spiagge a partire dal 1º gennaio 2016.
Per assurdo, insomma, la crisi del governo più nemico della storia dei balneari ha creato un ostacolo ulteriore. Già, perché se tra oggi e domani al decreto non viene dato via libera, il rischio che l’Esecutivo riesca ad approfittarne per eliminare una soluzione (temporanea) mai digerita è assai concreto. In pratica, ai tecnici di Palazzo Chigi sarà sufficiente non “trasferire” la proroga nella legge di stabilità: l’ultimo atto del governo Monti prima della sua definitiva resa, e che verrà approvato al 100% così come annunciato anche dal Pdl. Un passaggio tecnico che di fatto farebbe decadere la possibilità di prorogare le concessioni, perché le Camere verranno sciolte a breve. Rimandando l’intera questione al prossimo governo, quello che uscirà dalle urne a febbraio. Ma con una postilla tremenda per gli stabilimenti: se tutto resta com’è, entro il 2014 dovranno essere scritti i bandi di gara. I tempi, a quel punto, sarebbero assai ristretti.
L’ipotesi che possa avvenire una beffa del genere, l’ennesima per i balneari, è appunto tale. Può darsi benissimo che - passando sopra la rottura della maggioranza Alfano-Bersani-Casini - la Camera riesca a far passare il decreto e quindi a prorogare le concessioni. Eppure, e questo è il paradosso più grande, non tutti i concessionari si augurano che vada così.
Alcuni hanno contestato la proroga di 5 anni, ritenendola un compromesso al ribasso. Ma per la maggioranza della categoria è una visione miope. «Da qui al 2020 - si dice tra gli stabilimenti - c’è tutto il tempo per alleggerire la nostra posizione, trattando con un governo meno aggressivo nei nostri confronti. Rispetto al quadro attuale possiamo solo migliorare».
Certo, anche se dovesse passare il rinvio al 2020 la questione delle spiagge sarebbe tutt’altro che risolta. Intanto, l’Europa è pronta a multarci con una nuova procedura d’infrazione, che costerebbe diversi soldi alle casse dello Stato. E poi la garanzia che il prossimo governo - targato con ogni probabilità Pd - sia più accondiscendente non c’è. Come osserva acutamente un esperto di demanio marittimo, i politici cambiano ma i tecnici nei ministeri restano. E sono quelli, almeno secondo i bagni, i veri nemici della categoria.
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