Finanza
Cinquant’anni fa il Curatino divenne santo
Il 9 dicembre 1962 a Roma la canonizzazione di Antonio Maria Pucci. Il processo di santificazione si concluse sotto il papato di Giovanni XXIII
Sant’ Antonio Maria Pucci - di cui oggi ricorre il cinquantesimo anniversario della canonizzazione - nacque il 16 aprile 1819 a Poggiole di Vernio (Pistoia), secondo di nove figli, da Agostino, sacrestano della chiesa parrocchiale, e Maria Uliva Macchi, e fu battezzato con il nome di Eustachio. Di famiglia contadina, passò i primi anni aiutando il padre nei lavori dei campi poi, all'età di diciotto anni, lasciò la famiglia ed entrò a far parte dell'Ordine dei Servi di Maria nel convento della Ss Annunziata di Firenze prendendo il nome di “Antonio”.
Dopo aver compiuto la formazione religiosa e teologica a Monte Senario (Firenze), il 24 settembre 1843 fu ordinato sacerdote nella chiesa di San Salvatore in Firenze. Il 29 maggio 1844, fu inviato a Viareggio come viceparroco della chiesa di Sant’Andrea, da poco terminata la costruzione ed aperta al culto il 26 febbraio di quell’anno. Pochi giorni dopo il suo arrivo, il priore del convento viareggino così scriveva in una lettera al Provinciale: «Posso assicurarla di tutta la nostra soddisfazione non solamente per vedere provvisto questo nostro convento di un nuovo soggetto, ma molto più per le ottime qualità del soggetto stesso, che porge fin da ora le più belle speranze di un eccellente avvenire».
Nel 1847 fu nominato parroco e ricoprì questa carica fino al 12 gennaio 1892, giorno della morte. In questi anni fu fortemente impegnato, aderendo alla confraternità della Misericordia, favorendo la fondazione della Conferenza di San Vincenzo e la costruzione dell’Oratorio di San Giuseppe in via della Stella, oggi via Matteotti, che fu iniziata nel 1852 su progetto di Giuseppe Gemignani.
Nel 1854, in occasione dell’epidemia di colera che dilagò in Toscana colpendo duramente anche Viareggio, si prodigò con abnegazione e coraggio - insieme al curato di Sant’Antonio padre Angelico Bargellini e a suor Giuliana Lenci - nell’assistenza ai numerosi malati. Dal luglio al settembre il colera a Viareggio fece oltre 500 vittime, con picchi anche di 15 morti al giorno. La Viareggio dei marinai e dei pescatori era la sua Viareggio. Vecchi “lupi di mare” hanno ricordato: «Era per noi una gioia, dopo una lunga assenza, tornare al nostro porto, salutare da lontano ed infine vedere sul molo le nostre madri, le spose, i figli, e fra loro il nostro Curatino sempre sorridente. Ci accoglieva con amore, tornava facilmente a ricordarci qualche verità consolante del Catechismo, a parlarci della bontà di Dio».
Ebbe importanti incarichi nella diocesi di Lucca; per 24 anni fu priore del convento di Viareggio, e dal 1883 al 1890 fu superiore della provincia toscana dei Servi di Maria. Nel gennaio 1892, una notte fu chiamato per assistere con i sacramenti un uomo gravemente malato. Egli vi si recò sfidando il freddo intenso ed un forte temporale, privo del mantello che aveva precedentemente donato ad un povero. Al suo rientro in convento fu colto da una febbre elevata che in pochi giorni ebbe il sopravvento sul suo fisico. Cessò di vivere il 12 gennaio e la notizia della sua morte si diffuse rapida e tu. tta la cittadinanza accorse a portare un saluto al suo “Curatino”.
Anche il consiglio comunale di Viareggio, riunito in sessione straordinaria il 25 gennaio 1892, deliberò di tributare degne onoranze al “Curatino” poiché «come uomo fu benemerito del paese inquantoché la sua vita fu un apostolato continuo ed infaticabile di umanità e beneficenze».
Si riconobbe «che egli fu sempre presente laddove era un dolore da lenire, una vertenza od un sussidio da comporre; esempio sempre di vera virtù» e, pertanto, interpretando la benevolenza di tutta la popolazione nei suoi confronti, fu proposto, in segno di distinzione, l'inumazione della salma nella chiesa del nuovo cimitero.
Nel 1920, in occasione delle cerimonie di incoronazione della Madonna Addolorata, il comitato per le onoranze, presieduto da Ulisse Michetti, si adoperò per trasportare i resti mortali del “Curatino” nella chiesa di Sant’ Andrea. II 16 aprile il prefetto di Lucca autorizzò la traslazione della salma che avvenne in forma solenne due giorni dopo e il 20 aprile don Carlo Tozzi, parroco di Sant’Andrea, la prese in consegna «affinché i posteri che verranno in questa chiesa sappiano che qui furono solennemente tumulate le preziose ossa di colui che fu padre affettuoso di tutti, angelo consolatore degli afflitti, esempio di sconfinato altruismo, modello di sacerdote e cittadino».
Subito sul nome di padre Pucci si diffuse un'aureola di santità e pertanto dopo poco iniziarono le formalità di rito che si conclusero il 22 giugno 1952 quando fu dichiarato Beato da Papa Pio XII, che così ricordò il “Curatino”: «Fin dal principio volle consacrarsi a Dio per le mani di Maria nell’Ordine dei suoi Servi fedeli, e il suo primo discorso come parroco fu per mettere se stesso e tutto il popolo sotto la protezione dell’Addolorata. Il suo zelo ne promosse il culto, lo fece penetrare nella vita quotidiana, lo rinnovò incessantemente con una tale intensità che Viareggio divenne per eccellenza la Città dell’Addolorata».
Poi, 10 anni dopo, il 9 dicembre 1962, Papa Giovanni XXIII, al termine della prima sezione del concilio Vaticano II, lo ascrisse nell’albo dei Santi. La cerimonia ebbe luogo nella basilica di San Pietro in Roma, alle ore 11, e padre Pucci fu “il Santo Curatino” così come il popolo di Viareggio lo aveva indicato in vita e con questo appellativo passato alla storia. Nella Bolla “Boni Pastoris” per la canonizzazione di sant’Antonio Maria Pucci si legge: «Ad onore della Santissima Trinità, ad esaltazione della fede cattolica e ad incremento della religione cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo matura riflessione e dopo ripetuta implorazione dell’Assistenza Divina, sentito il parere dei nostri venerabili fratelli i Cardinali di Santa Romana Chiesa, i Patriarchi, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti in Roma stabiliamo e dichiariamo che il Beato Antonio Maria Pucci, confessore è Santo e lo ascriviamo nel catalogo dei Santi stabilendo che la sua memoria sia devotamente celebrata ogni anno il 12 gennaio giorno della sua morte. Io Giovanni Vescovo della Chiesa Cattolica».
Le spoglie mortali di Sant’Antonio Maria Pucci si trovano esposte nella cappella della chiesa di Sant’Andrea, che si trova a sinistra dell’altare maggiore, per chi entra nella Basilica. La cappella originariamente era dedicata a san Filippo Benizi e santa Giuliana Falconieri, Servi di Maria, ma dopo la sua Beatificazione è stata dedicata al “Curatino” e vi furono collocati i suoi resti, in un’urna di bronzo dorato opera dell’architetto fiorentino Giuseppe Cassioni, donata dai Servi di Maria della Ss Annunziata di Firenze. Il 12 gennaio 1992, in occasione del centenario della morte, la cappella è stata impreziosita da un dipinto raffigurante il “Curatino”, opera del prof. Massimo Micheli e da sei bassorilievi, realizzati dai giovani scultori Edoardo Nardini e Emanuele Giannelli, raffiguranti momenti della vita pastorale e religiosa di sant’Antonio Pucci.
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