Sicurezza
Elezioni, l’ultima parola a Manciulli
il segretario regionale Pd sarà a Viareggio la prossima settimana. Corsetti: «Candidato unitario o primarie a due nomi»
VIAREGGIO. Alla fine, come aveva scritto il “Tirreno” qualche settimana fa, l’ultima parola sulla telenovela in casa Partito democratico (che vede in corsa per le primarie un “gruppone” di canddidati agguerriti) sarà quella del Pd regionale. Ad annunciare la visita del segretario regionale, Andrea Manciulli, è lo stesso Alberto Corsetti che guida la Federazione versiliese del partito. «Spero che il partito a Viareggio metta la testa in quello che sta accadendo al suo interno. E se non lo farà, qualcuno ne risponderà, a cominciare da me». Oggi Corsetti sarà a Firenze, convocato dallo stesso Manciulli che - archiviate le primarie nazionali - si cimenta con la Toscana che va alle elezioni amministrative del 2013. Il 13, poi, Corsetti sarà a Roma: questa volta è il segretario nazionale, Pierluigi Bersani, a riunire il Pd sul voto. Tra le due date, la prossima settimana, è prevista una visita di Manciulli a Viareggio. E non sarà, come si dice, di “piacere”.
«Mettere insieme venti firme per candidarsi alle primarie non significa, poi, sapere governare la città. È come guidare un aereo - continua Corsetti -: se è necessario il brevetto per mettersi ai comandi, non serve a niente dire “il brevetto non ce l’ho, ma ho le firme...”. Servono forti competenze e, direi, anche solidarietà per governare la situazione di una città che ha bisogno di ripartire». Eppure, la sensazione che si ha guardando alle “tattiche” e ai contenuti del centrosinistra viareggino in cerca di un candidato, non è quella che la preoccupazione principale sia quella di Corsetti. Piuttosto, sembra che in troppi pensino di avere in tasca la “ricetta” giusta e che basti arrivare in Municipio e “cucinarla” per mettere in tavola la ciambella perfetta. «La ricetta per cinque o dieci anni di governo - risponde il segretario versiliese del Pd - non esiste. Servono testa e competenze, per stare al passo con le situazioni che mutano - e basta un decreto del Governo a rovesciare i programmi di un sindaco - ed una macchina comunale che adesso non è in grado di dare il meglio richiesto».
Resta il fatto che al momento, sul tavolo del Pd comunale, c’è un “mazzetto” di candidati. E che le primarie appena approvate nell’assemblea di lunedì scorso in realtà non le vuole nessuno, o quasi. Fervono gli incontri, si moltiplicano le prese di posizione, in un quadro che - spiega Corsetti, ma è l’indicazione del Pd regionale - «sarebbe meglio vedesse un solo candidato, al massimo due...». Ed allora lo scenario è presto disegnato: Leonardo Betti, avvocato, esponente di Generazione democratica, contrapposto a Massimo Lucchesi, ingegnere, sul quale si sta cercando a grandi falcate l’intesa tra bersaniani (marcucciani compresi) e renziani, questi ultimi pronti a “scaricare” David Zappelli. Uno scenario che viene confermato a più voci, tra gli esponenti del Pd viareggino di maggior peso.
Intanto, i supporter degli altri candidati si fanno sentire: «Siamo tutti d'accordo sull'importanza che il Pd esprima una candidatura unitaria. Ma mi sembra che nessuno abbia parlato di quali caratteristiche debba avere questo candidato: o forse l'unitarietà è solo un "gioco" di equilibri interni ed esterni e va cercata a prescindere dal candidato e di che tipo di sindaco ha bisogno la nostra città?». Interviene così Marina Bailo, componente per Area Democratica della commissione per le candidature. La richiesta è quella di «valutare "realmente" le persone (tutte e con pari dignità) che all'interno del Pd hanno dato la loro disponibilità, individuando quello che più soddisfa le caratteristiche richieste per il bene di Viareggio e non di questa o quella corrente. AreaDem, nelle ultime settimane, aveva giudicato opportuno impegnarsi per raggiungere una ragionevole intesa, la più ampia possibile per una candidatura che potesse rappresentare tutto il Pd. Nel fare questo ha considerato la candidatura di Alessandro Caprili non come "una riserva" ma come una delle candidature che potesse raccogliere ampio consenso all'interno del partito e soprattutto fra i cittadini. Evidentemente qualcosa non ha funzionato ed è venuto meno quel clima di fiducia che non può che essere il fattore propedeutico a qualunque intesa condivisa. E sono tornati a galla giochetti ed intrighi che finiscono con il rendere tutto più difficile».
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