Il Tirreno

Versilia

Terrore in casa per un padre di famiglia

di Corrado Benzio
Terrore in casa per un padre di famiglia

Trova i ladri in salotto e li affronta dopo avere allontanato in giardino i due figli di 3 e 7 anni che erano tornati con lui

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PIETRASANTA. «Porta in giardino la sorellina» ha detto al figlioletto (7 e 3 anni i piccoli) quando ha visto la porta stranamente aperta. Poi si è precipitato in casa. Dove ha affrontato il primo ladro urlandogli «Che c. fate?» . Questo armato di guanti da chirurgo gli ha intimato: «Stai calmo!». Un c...o! Ha replicato il padre di famiglia ed è nata una colluttazione con l’uomo che stava forzando la cassaforte.

In aiuto al primo ladro è arrivata un secondo malvivente che si trovava in un’altra stanza. Ha cercato di colpire il padrone di casa con un crick. Che è stato fermato dal braccio. Tutto coi bimbi che da fuori sentivano le urla.

Per fortuna i due ladri vista la situazione che diventava complicata hanno deciso di darsi alla fuga montando sulla macchina che avevano parcheggiato davanti casa .

Erano circa le 19 di martedì in via di Capriglia, una strada sempre frequentata , quando Pietrasanta, almeno il suo centro, ha scoperto di non essere più un’isola felice in una Versilia dove gli assalti alle case si stanno moltiplicando. Da Massarosa a Forte dei Marmi .

Per ragioni di sicurezza non riportiamo nomi ed indirizzo della famiglia. Ma è molto conosciuta e – oggi – molto sconvolta di quanto è successo.

«Mio marito è tornato coi figli – racconta la moglie, dipendente pubblica – cosa inusuale, sono io che a quell’ora torno a casa coi figli. E non ha avuto tempo di pensare. Vista la porta aperta è scattato in casa. Forse doveva allontanarsi coi figli, ma l’istinto ha prevalso. Ora ha una ferita sulla mano che si è difesa dal crick e tantissima rabbia. Tutti siamo sconvolti. Il bambino più grande non sta bene, ha capito tutto, ha paura. Stanotte non dormiremo a casa. A parte che la nostra casa è stata veramente violentata. Hanno sfondato la porta blindata e stavano lavorando col frullino alla cassaforte. Non hanno completato il lavoro, ma sono riusciti ugualmente ad arraffare oro e gioielli di famiglia, a partire dai regali di matrimonio».

La mamma è sconvolta e molto arrabbiata. «Diciamo che è andata bene. La polizia è arrivata subito e mio marito credo che abbia dato buone indicazioni. No, non sono slavi, parlvano con un accento del nord Italia».

Forse è una banda specializzata nelle cassaforti che agisce nel pomeriggio, come è successo a Lido pochi giorni fa.

Potrebbero essere nomadi di origine Sinti, ovvero italiani. Specializzati poi nella rivendita nei preziosi, magari in un Compro Oro con pochi scrupoli.

«MI domando se possiamo continuare a vivere così – racconta la madre che ammette di essere sconvolta ed arrabbiata – per quanto continueremo ad aiutare gente che poi fa queste cose. Senza scrupoli, con violenza, senza l’idea di poter vivere con un lavoro onesto».

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