Finanza
Case popolari a tre commercianti
Dopo gli sgomberi degli appartamenti occupati negli ultimi mesi continua il viaggio del Tirreno nel “pianeta Erp”
VIAREGGIO. Oltre mille appartamenti popolari (1.062) per la gran parte concentrati nel quartiere Varignano. Lo stesso che martedì mattina si è svegliato blindato da polizia, carabinieri e guardia di finanza. La Procura di Lucca, chiamata in causa dall’ex sindaco Lunardini, ha ordinato gli sgomberi degli appartamenti occupati nel 2012, per un totale di 23. C’è un’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti, ci sono atti, persone ascoltate negli uffici della polizia municipale, chili di carte acquisite dalle Fiamme gialle per ricostruire gli interventi del Comune, nel corso degli anni, per far fronte alla voragine mangia-soldi pubblici dell’emergenza casa. E c’è lo stillicidio di segnalazioni che i cittadini hanno deciso di far arrivare al “Tirreno”. Siamo alla quarta puntata, e questa volta sono tre i casi che ci sono stati “consegnati” affinché verificassimo e poi raccontassimo.
Tre imprenditori, titolari di attività non tutte nel Comune di Viareggio, ed in diversi settori merceologici. Si tratta di tre donne, non intestatarie dell’alloggio popolare nel quale risultano comunque residenti. Alloggi che - abbiamo verificato - non sono stati acquistati. Anche perché, almeno per due casi, non fanno parte del patrimonio messo in vendita da Erp.
Nel 2011 il consiglio regionale ha ritoccato la base reddituale da prendere a riferimento per il calcolo del reddito necessario ai fini dell’assegnazione delle case popolati. Indicando che per reddito annuo complessivo del nucleo familiare si deve intendere la somma dei redditi imponibili di tutti i componenti del nucleo stesso. Redditi di qualsiasi natura siano. Per avere diritto ad una casa popolare, in Toscana, non si può superare un reddito annuo di 15.320 euro. La domanda è inevitabile: è possibile vivere, mandare avanti una famiglia e mantenere un’attività commerciale, pagando anche i dipendenti con questo reddito?
L’allarme l’aveva dato a fine 2008 l’allora assessore regionale alla casa, Eugenio Baronti. Che, in un’intervista a “Repubblica”, citando i dati di un’indagine Irpet su 25mila inquilini delle case popolari toscane (la metà del totale), sottolineava come il reddito di chi vive negli alloggi assegnati dal Comune è spesso «fuori quota». Veri e propri «paperoni» che, secondo le norme regionali dovrebbero essere sfrattati ma che invece continuano a vivere in appartamenti a canoni sociali super-scontati.
Nell’inchiesta che in queste settimane abbiamo avviato, fin qui abbiamo messo insieme: un’imprenditrice; un commerciante del settore alimentare al dettaglio che risulta da tempo occupante non avente titolo per risiedere nella casa popolare in cui tutt’oggi abita; un’inquilina proprietaria di un’auto di grossa cilindrata da oltre 30mila euro di costo; una persona che vive in subaffitto e si è autodenunciata due anni fa alla Procura di Lucca; la testimonianza di nuclei familiari di cittadini stranieri che risultano residenti negli alloggi popolari con bambini iscritti all’asilo che le maestre non hanno mai visto perché in realtà madri e figli vivono all’estero e gli appartamenti vengono subaffittati; persone arrestate per l’attività illecita che svolgevano negli appartamenti Erp e che dovrebbero essere sfrattati perché la legge regionale prevede che svolgere attività contro la legge nelle case popolari sia motivo per la decadenza dell’alloggio assegnato.
Lo raccontano non le chiacchiere di “paese”, ma carte, documenti, visure camerali, visure del Pra, certificati di residenza.
In questo quadro gli sgomberi delle case occupate continuano. Ma per i 50 già individuati come abusivamente abitati e da molti anni (in alcuni casi anche venti), più quelli finiti sul tavolo del “Tirreno”, chi ristabilirà la legalità?
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