La manifestazione
«Trambiserra è chiusa per le lamentele dei residenti»
SERAVEZZA. La cava Trambiserra sembra destinata a rimanere chiusa dopo l’ordine di sequesto preventivo deciso recentemente dal Tribunale di Lucca. Il sindaco di Seravezza Ettore Neri chiarisce come...
SERAVEZZA. La cava Trambiserra sembra destinata a rimanere chiusa dopo l’ordine di sequesto preventivo deciso recentemente dal Tribunale di Lucca.
Il sindaco di Seravezza Ettore Neri chiarisce come si sia arrivati al provvedimento giudiziario.
«In questi mesi - spiega - abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte di abitanti che si lamentavano per il rumore dell’attività produttiva di cava e per le polveri frutto della lavorazione. Stiamo comunque parlando - precisa - di attività che erano autorizzate. Adesso sarà la magistratura ad occuparsi della questione, che probabilmente si risolverà non appena l’azienda consegnerà all’Arpat la documentazione richiesta».
Quello in cui è dislocato la cava Trambiserra è uno dei siti estrattivi storici dell’Alta Versilia. Negli ultimi decenni era stato Mauro Biagi a mandare avanti l’estrazione: nel 2004 muore e la cava si ferma. Qualche mese fa, i figli decidono di riprendere l’attività: dal bacino del resto si estrae il famoso marmo Bianco Trambiserra e la Pietra del Serra.
Quando ci si muove sul terreno dell’attività di cava, qualità della vita degli abitanti e esigenze produttive spesso non viaggiano sulla stessa frequenza. È credibile che l’ordinanza di chiusura della cava Trambiserra sia arrivata a seguito degli esposti degli abitanti delle frazioni di montagna limitrofe; stiamo parlando soprattutto delle località che si trovano davanti al sito di estrazione dell’azienda (sopra la Desiada nel Comune di Seravezza), come Fabiano e Collacci, e quelle lungo il fondo valle del fiume Serra. L’azienda Biagi Mauro di Biagi Clara & C. sas aveva l’autorizzazione per riprendere la coltivazione, a patto che la cava fosse messa in sicurezza. L’Asl aveva ordinato l’abbattimento di una roccia sporgente da realizzare con mezzi al di sopra della tecchia. In questi mesi l’escavatore stava proprio lavorando sul la strada per raggiungere quella roccia. E’ stato il rumore del martello pneumatico utilizzato a mettere in allarme gli abitanti. Così è arrivato il sopralluogo dell’Arpat che ha verificato la mancanza delle autorizzazioni per la dispersione delle polveri di estrazione nell’aria e per lo scarico delle acque reflue. Adesso è tutto bloccato, sia sul fronte della lavorazione che su quello della messa in sicurezza che sarà comunque necessaria se i proprietari sono intenzionati a fare business con la montagna.
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