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La società del golf non cambia idea Si va alla liquidazione

La società del golf non cambia idea Si va alla liquidazione

Dopo vent’anni la cordata di imprenditori getta la spugna A giorni la nomina del professionista che venderà i beni

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MASSAROSA. Verrà messa in liquidazione la società che avrebbe dovuto realizzare un mega campo da golf sulle colline di Massarosa: stando alle voci raccolte, sarebbe questa l’unica ipotesi probabile. Nel giro di pochi giorni, la decisione, sofferta per gli investitori, potrebbe avere lo status dell’ufficialità.Era il 1991 quando il progetto per la costruzione di un lussuoso green sul lago di Massaciuccoli passò - dai desiderata di qualcuno - alla carta. E a distanza di oltre un ventennio - tra tira e molla, rivisitazioni del progetto, via libera e impasse - la partita si chiude senza che i giocatori siano scesi in campo.

Risorse a perdere. Con il senno di poi, l’impiego di denaro è stato considerevole. Basti pensare che si parla di un investimento complessivo da 1 milione e 800mila euro: tanto sarebbero costate, ai soci finanziatori del progetto, le assai pregiate aree su cui la struttura avrebbe dovuto sorgere.

Sponsor illustri. Non è mai stato un mistero che dietro all’operazione Massarosa ci fossero nomi importanti, un po’ versiliesi e un po’ apuani, personaggi di spicco dell’industria apuoversiliese, messi gli uni accanto agli altri come le pagine di un’antologia in cui si parla soprattutto di marmo e di immobiliarismo. Il ruolo di deus ex machina è sempre rimasto a un carrarese: a Enrico Bogazzi, l’armatore-spedizioniere che muove il joystick delle politiche industriali apuane. Poi c’era la famiglia Conti, quella dell’ex sindaco commercialista-imprenditore di Carrara che da anni possiede una delle aziende top del Distretto lapideo: la Red Graniti. E ancora, l’imprenditore del marmo Fabrizio Ponzanelli, nonché figure tecniche e manageriali che da anni operano nelle società di Bogazzi. In tutta la vicenda un ruolo lo hanno avuto anche i politici, ovviamente. L’ex sindaco Larini, ad esempio, ha sempre nutrito un sentiment positivo nel riguardo del progetto: in effetti le 18 buche previste avrebbero potuto avere le carte in regola per attrarre - insieme a giocatori snob - anche altre risorse in grado di beneficiare il territorio con un indotto di tutto rispetto.

La battuta d’arresto. All’improvviso, la crisi. Si rallenta, ci si ripensa. E l’investimento inziale, da operazione ad alto tasso di profitto, si trasforma in un salto nel vuoto. I manager riflettono, gli industriali si fanno qualche conto in tasca. Fare un campo da golf non basta: perché arrivino i benefici, oltre al green e alle buche bisogna tirare su un golf village: appartamenti di lusso da vendere a giocatori e habitué della Versilia da bere. Solo con questa appendice, non trascurabile, il progetto avrebbe avuto un senso, altrimenti sarebbe stato un bagno di sangue

Autorizzazioni negate. Ma il via libera per realizzare il village non arriva. Ci sono problemi. Del resto costruire sul lago di Massaciuccoli non è come edificare una piana industriale.

Il recupero dell’investimento . A questo punto non rimane che sperare che venga nominato un liquidatore zelante che - vendendo i beni della società (in sostanza le aree) - consenta agli investitori di rientrare del capitale versato. Se la crisi non mordesse, quelle aree sarebbero davvero appetibili per un qualunque Ligresti di turno. Ma il quadro è differente.

Bocche cucite. Dai diretti interessati l’ipotesi di liquidazione non viene confermata. «C’è una situazione incerta - dice Achille Pardini, presidente della società - ma stiamo ancora prendendo in considerazione più di una opzione». Non rimane che attendere.

Giovanna Mezzana

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