Finanza
Sequestrata la cava di Tranbiserra
Per la Procura non ci sono autorizzazioni per la dispersione delle polvere nell’area né per lo scarico delle acque reflue
SERAVEZZA. Ordinato il sequestro preventivo della cava di Tranbiserra a Seravezza.
La decisione è stata presa in questi giorni dal Tribunale di Lucca.
E’ stato il pubblico ministero della Procura dottoressa Lucia Rugani che aveva chiesto al giudiceper le indagini preliminari di sequestrare a titolo preventivo la cava che appartiene alla società Tranbissera Marmi società a responsabilità limitata. Legale rappresentante della società è Clara Biagi, 54 anni, imprenditrice di Vallecchia, dove ha sede legale la società.
Il gip di Lucca, dottoressa Spada Ricci, viste le carte della Procura,ha dato l’ok per il sequestro che è stato subito eseguito.
Alla Tranbiserra marmi srl si contestano soprattutto due cose. La prima è la mancanza di autorizzazioni per la dispersione delle polveri di estrazione nell’aria e la seconda è l’assenza di autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, sempre legata alla lavorazione del marmo.
La casa di Tranbiserra si trova sopra la Desiata nell’area di Riomagno. L’inchiesta che ha portato al sequestro preventivo è figlia di una serie di sopralluoghi portati a termine dei tecnici dell’Arpat, ovvero l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana, sezione dell’alto Tirreno.
Sarebbero stati loro, al termine di una lunga serie di sopralluoghi, ad avere rilevato queste assenze , che sono poi finite in un rapporto inviato alla Procura della Repubblica di Lucca.
I tecnici dell’Arpat hanno infatti rilevato infrazioni di tipo penale e non solo amministrative nella conduzione e coltivazione della storica cava seravezzina, una delle più antiche delle Apuane.
Abbiamo interpellato sulla vicenda del sequestro sia il primo cittadino, Ettore Neri, che il dirigente tecnico del Comune di Seravezza, ma nessuno era al corrente di quanto era successo. Anche se avevano saputo di una serie di controlli da parte dell’agenzia per l’ambiente.
In buona parte, secondo l’amministrazione di Seravezza, gli eventuali rilievi sarebbero stati soprattutto di natura formale. Ovvero, appunto , la mancaza di
autorizzazioni e non veri e propri atti di inquinamento.
In ogni caso con il sequestro formale da parte dei magistrati lucchesi, la cava di Trabinserra è bloccata e non può fare in questo momento estrazione di marmo o pietra.
I legali dell’azienda sono già al lavoro, appena notificata l’ordinanza di sequestro preventivo, per ottenere il dissequestro dell’area di lavoro da parte del Tribunale del riesame di Firenze.
In una realtà che ha visto dismissioni e chiusure di molte attività estrattive, Tranbissera resta uno degli ultimi, grandi, siti estrattivi delle Apuane Versiliesi.
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