Il Tirreno

Versilia

«Non saremo l’alternativa a Genova»

di Giovanna Mezzana
«Non saremo l’alternativa a Genova»

Prende forma l’ipotesi di un Festival del mare. Dovrà essere più economico e divertente rispetto alla fiera ligure

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VIAREGGIO. Non importa se si chiamerà Festa del mare o Festival della nautica: conta, invece, che dalle parole si passi ai fatti, e in tempi non biblici. Registra un buon interesse la proposta di una manifestazione marinara viareggina che il senatore Giovanni Pieraccini ha lanciato di recente, sulla scia anche della stroncatura inflitta dal patron di Azimut Paolo Vitelli al Salone della nautica di Genova: ormai di scarso appeal ma con un “listino prezzi” che non accenna a scendere, e che merita la palma d’oro della fiera nautica più costosa al mondo. Della futuribile kermesse del mare si è parlato ieri in un incontro al Club Nautico.

La proposta Pieraccini. Il senatore sogna un festival che - oltre all’opportunità di far visita ai cantieri - offra regate, campionati di nuoto, tornei di beach volley, competizioni di skysurf, feste sulla spiaggia e gastronomia a tema. Pensa, insomma, ad una kermesse in grado di rilanciare non solo l’industria nautica ma anche il turismo viareggino e la Versilia in toto: «Anche per riempire - dice - quel vuoto di presenze che ormai caratterizza la Versilia, eccezione fatta per luglio, agosto e il periodo del Carnevale».

I cantieri. Questa volta nel progetto ci credono un po’ anche i diretti interessati (cosa che di per sè rappresenta una novità), pur con posizioni diverse, anche all'interno del Polo Nautico, e, soprattutto, con dei distinguo rispetto all'idea dell’onorevole parlamentare. Tendenzialmente sono favorevoli quei cantieri che hanno l’approdo in darsena. Detto questo, in sostanza è una questione di soldi, e non potrebbe essere altrimenti sotto gli attuali chiari di luna. «I cantieri possono essere favorevoli a mettere risorse se si tratta di una manifestazione che rilanci la loro immagine - dice Riccardo Cima (Polo Nautico) - se di altro invece si tratta, l’apporto deve arrivare anche da altri soggetti (leggi enti pubblici, ndr)». Non fa una grinza.

Quanti soldi? La domanda sorge dunque spontanea: quanti denari i cantieri sarebbero disposti a tirare fuori per realizzare una simile iniziativa? «Se ciascuno dei 15 cantieri tirasse fuori 10mila euro - ipotizza Cima - conteremmo su 150mila euro». Pochi? Tanti? «Potrebbero persino essere più del necessario - valuta Renzo Migliorini, ex presidente del Club Nautico - perché i cantieri non avrebbero alcuna spesa e gli unici costi vivi sarebbero rappresentati dalla pulizia e dalla sorveglianza»; «Noi metteremmo a disposizione della città la nostra sede, la darsena e le risorse umane in mare», assicura Roberto Righi, presidente del Club Nautico. Per i cantieri sarebbe un bel risparmio rispetto a pagare gli spazi al salone ligure che Genova vende a peso d’oro, e farsi carico dei costi e del traghettamento nel mar Ligure dei gioielli della nautica viareggina, con il concreto rischio di non piazzarne uno sul mercato.

Il ruolo del pubblico. Se però passasse la proposta Pieraccini, così come il senatore l’ha pensata, va da sè che le fonti di finanziamento dovrebbero essere (quanto meno) miste: «All’interno del Polo Nautico io ho avuto enormi difficoltà ad affrontare questo tema (quello dell’intervento economico a sostegno della nascitura Festa del mare, ndr)», confessa Cima. «Io ci sono», si fa avanti il sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi; «Non ci sono i requisiti logistici per mettere su un salone nautico stile Genova - taglia la testa al toro Marco Brusco, subcommissario al Comune di Viareggio - Né per altro credo sia opportuno proseguire sulla scia dei saloni tematici. Piuttosto ci vuole qualcosa di più leggero, dinamico e soprattutto meno oneroso».

Il ruolo del pubblico Tutti sono concordi che è impresa impossibile scippare alla Repubblica marinara il salone della nautica. «Fare una fiera-copia o in alternativa a Genova è un’idea da ridere», chiosa Migliorini. Per non nascondersi dietro un dito, c’è da dire che non tutti i cantieri auspicano uno strappo definitivo con la Liguria, come invece desidererebbe Vitelli, il cui peso di riduce se dal fronte industriale si passa a quello della tattica politica.

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