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Versilia

«Qualcuno dica come è morta nostra madre»

«Qualcuno dica come è morta nostra madre»

Dory Ricci, dimessa dal Pronto soccorso il 17 maggio 2011, non riuscì neppure ad arrivare alla porta

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VIAREGGIO. Il 17 maggio 2011 è entrata al Pronto soccorso, accusando problemi respiratorie e ne è uscita morta, dopo essersi sentita male sulla porta della struttura di emergenza, un attimo dopo essere stata dimessa. È passato un anno e mezzo ed i familiari di Doretta Ricci, “Dory”, non hanno più notizie del fascicolo aperto dalla Procura di Lucca (pm Salvatore Giannino, che era di turno la sera del decesso. Le figlie non hanno mai smesso di cercare la verità sulla morte della madre. E, volta dopo volta, le abbiamo trovare a tutte le manifestazioni in difesa dell’ospedale e della sanità versiliese. Loro, che non possono dimenticare quel maledetto giorno. «Mia madre stava male - ricorda Valeria Vecoli - ma i medici, dopo alcuni esami, decisero che poteva tornare a casa. La diagnosi fu di sospetta broncopolmonite». Un attimo dopo aver ricevuto le dimissioni dal Pronto soccorso, Doretta non ce la fa neppure ad arrivare fuori dalla struttura. «Non si reggeva in piedi, era verde in faccia...La sala di aspetto era piena zeppa, ho cercato dove farla sedere e ho iniziato a tempestare la porta interna, perché all’accettazione non c’era nessuno...». Così il racconto di Valeria: «Intanto mia madre ha accusato un malore mentre era in sala d’aspetto e hanno dovuto soccorrerla, a quel punto». Poco dopo Valeria viene fatta entrare nell’ambulatorio dove si trova la madre: «Aveva la maschera dell’ossigeno ed il medico mi fece notare in malo modo che si era fatta la pipì addosso. Pii mi informò che avrebbe dovuto essere sottoposto ad una Tac...È l’ultima volta che l’ho vista viva. Oltre due ore dopo, in sala d’aspetto, una donna che attendeva il marito ricoverato, parlano col figlio spiegò che avrebbe fatto tardi perché “era morta la donna che si è sentita male in Pronto soccorso”. Così ho saputo che mia madre non c’era più».

Qualla sera - continua Valeria - «furono tanti i cittadini che spontaneamente chiamarono i carabinieri e la polizia. E sono stati tanti quelli che hanno testimoniato cosa accadde al Pronto soccorso. È tutto nel fascicolo della Procura, insieme agli esami fatti a nostra madre. Esami che dimostrano come fosse in atto un’embolia polmonare. Voglio fare un appello al pm, Giannino: noi siamo nelle sue mani...». (d.f.)

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