Il Tirreno

Versilia

Il governo gela i balneari: «Niente proroga»

di Matteo Tuccini

Palazzo Chigi pronto a chiedere la fiducia sulla riforma: le concessioni andranno a scadenza nel 2015

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VIAREGGIO. Nessuna proroga è possibile: le concessioni demaniali andranno a scadenza nel 2015, come da programma. I tecnici del governo Monti lo hanno chiarito ieri mattina ai senatori della commissione Industria, riuniti a Palazzo Madama. Per i balneari, una cattiva notizia: le aste delle spiagge restano vicinissime.

È stata così troncata sul nascere la discussione in Parlamento sugli emendamenti al decreto Crescita, che puntavano ad avere 30 anni di proroga delle concessioni e a revocare la delega sulle spiagge al governo.

Anche se i parlamentari hanno tutto il diritto - glielo consente la Costituzione - di votare e di tramutare in legge quello che vogliono, i toni dello staff di Palazzo Chigi sono stati chiari: su quel decreto siamo pronti a mettere la fiducia. Il che significa blindarlo: difficile, infatti, che deputati e senatori affossino il testo, facendo cadere il governo. E ricordiamo, anche se forse non ce n’è bisogno, che se salta la possibilità di rivedere l’intera questione in Parlamento per i balneari non restano più vie d’uscita: dal 1º gennaio 2016 le concessioni, oggi in mano agli stabilimenti, andranno all’asta. Cancellando la galassia dei bagni della Versilia per come la conosciamo.

E adesso? Gli stessi senatori, con in testa il presidente della commissione Cesare Cursi, ammettono a microfoni spenti che i margini di manovra sono ristretti. Diciamo la verità: 30 anni di proroga era un obiettivo ai limiti del possibile. Ma la strategia era, appunto, quella di chiedere il massimo per guadagnare tempo, e magari strappare una proroga più breve. Stoppando nel frattempo la bozza del decreto spiagge elaborata dal ministro Piero Gnudi, che è la pietra tombale sul turismo balneare versiliese. L’obiettivo finale, in fondo, era proprio eliminare - passando per altre vie - un decreto “mortale”, rinviando la questione al prossimo governo. E assicurandosi un rinvio, magari di 10 anni invece di 30, della questione.

Tutto questo, però, sembra essere diventato difficile. Nonostante le rassicurazioni che i rappresentanti dei due maggiori partiti, Pd e Pdl, hanno dato anche ieri ai balneari arrivati a Roma. Si continua a dire ai titolari degli stabilimenti che hanno ragione e che i loro interessi saranno difesi, ma la situazione resta complicata. Nel frattempo, nella categoria la tensione è altissima: si tornano a minacciare proteste clamorose, chiedendo ai sindacati di proclamare la mobilitazione generale.

«È la nostra “guerra” - dice Emiliano Favilla, leader della protesta - dobbiamo combatterla in maniera decisa. E così la combatteremo, a dispetto di chi come il governo ci vuole già finiti. Chiederemo ai partiti di insistere sulla linea della proroga e di organizzare un incontro con il premier Mario Monti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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