Il dolore
«Condannati a morte dall’Europa»
Sette incidenti prima di Viareggio: i familiari hanno le carte
VIAREGGIO. «È necessario effettuare regolari controlli visivi sugli assi e, alla verifica di una mancanza, prendere immediatamente i necessari provvedimenti o inviare l'asse ad un'officina di manutenzione per ulteriori controlli. È da verificare quali iniziative transfrontaliere e a livello di imprese siano necessarie. In caso di danneggiamento dello strato di vernice anticorrosione, la sala è da sverniciare, controllare e riverniciare con l'anticorrosivo». Sicurezza lungo i binari, ma non siamo a Viareggio: in un giorno di fine luglio 2006 (il 27), tre anni prima della strage di Viareggio (29 giugno 2009) un treno merci carico di ossido di alluminio deraglia a Brig, in Svizzera. È solo uno degli incidenti che attraversano l'Europa tra 2000 e 2006, con una punta di deragliamenti proprio nel 2006. Il ripetersi degli incidenti porta l'Eba, che vigila sulla sicurezza delle ferrovie tedesche, ad emettere un'ordinanza il 10 luglio 2007, acquisita agli atti dalla Procura di Lucca. In questi giorni i familiari delle vittime, tramite Maurizio Dalla Casa, avvocato dalla associazione che li riunisce, hanno ottenuto dall'Eba le carte dei servizi ispettivi che indagarono sui deragliamenti in Austria, Svizzera, Germania, Olanda.
Rapporti che hanno dato vita all'ordinanza dell'Eba e nei quali si chiedeva addirittura un'indagine internazionale sullo stato degli assi che viaggiavano corrosi dalla ruggine coperta da più strati di vernice, tre anni prima dell'inchiesta della Procura di Lucca e delle indagini dell'ispettore superiore della Polfer Lombardia, Angelo Laurino, il quale arriva all’amara conclusione che ci siano indizi sufficienti a sospettare che «presso l'officina Jungenthal (Germania, ndr), nel 2008, in occasione della manutenzione sulla sala 98331 (quella che ha ceduto a Viareggio) ci si sia limitati a ricoprire con vernice diversa la zona centrale dell'assile che, evidentemente, presentava qualche difetto ben visibile».
Dalla scorsa settimana tutte le carte arrivate dall’Eba - spiega l’avvocato Dalla Casa - sono state depositate in Procura: «E l’acquisizione di documenti che ho avviato come legale dell’associazione non finisce qui». I familiari ascoltano le parole del legale, gli occhi fissi sulle foto degli incidenti pre-strage: «Vuol dire che tutti sapevano?». Il volto di Luciana Beretti, che tre anni e mezzo fa ha perso il figlio Federico e la nuora Elena è carico di dolore e rabbia. «I nostri cari - commenta Daniela Rombi, presidente dell'associazione dei familiari e madre di Emanuela, morta a soli 21 anni a seguito delle ustioni riportate - avevano una condanna a morte scritta dall'Europa tre anni prima della tragedia. È ancor più inaccettabile che la stessa Europa che non ha voluto vedere e prendere provvedimenti, oggi contesti la commissione ministeriale italiana che sulla strage ha lavorato fornendo 11 prescrizioni rivolte a tutte le imprese ferroviarie d'Europa, il lavoro dell'Agenzia nazionale italiana per la sicurezza delle ferrovie e pensi, addirittura, di accentrare nelle sole mani dell'Agenzia europea (Era) il potere di intervento dopo un incidente ferroviario. Noi familiari delle vittime delle strage di Viareggio non ci stiamo. E lo diremo forte e chiaro». (d.f.)
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