Il dolore
La risonanza al ginocchio? A giugno
Lo stop a visite ed esami nei centri privati fa aumentare ogni giorno i tempi d’attesa. Cup sommerso dalle proteste
VIAREGGIO. La risonanza magnetica al ginocchio? A giugno. Per la mammografia, invece, si prega di passare a gennaio. Lo stesso lasso di tempo (due mesi circa) che serve per sottoporsi ad ecografie di altro genere.
Nota in tutta la Toscana per tempi d’attesa tutto sommato ridotti quando si tratta di visite ed esami clinici, l’Asl 12 Versilia vede sfumare ogni giorno di più i record di velocità e prontezza acquisiti negli anni. Il motivo è semplice: la Regione ha bloccato, a partire dal 1º gennaio 2013, gli appuntamenti per le prestazioni in convenzione coi centri privati. Il che significa che dal San Camillo alle Barbantini - giusto per fare degli esempi - non arriva, al momento, quel supporto che permette di smaltire le liste d’attesa dell’azienda sanitaria. Col risultato di far allungare a dismisura i tempi per sottoporsi agli accertamenti o alle visite di controllo.
Situazione sempre più difficile. I cittadini, che si vedono fissare appuntamenti a distanza di settimane quando non di mesi, stanno sommergendo di proteste il Centro prenotazioni, soprattutto quello dell’ospedale. La cui situazione sta diventando ogni giorno più complicata. Tanto da trasformarlo in una sorta di prima linea, quasi al pari del pronto soccorso del “Versilia”.
Nella tabella a fianco si possono leggere le attese registrate in maniera ufficiale dall’Asl per visite ed esami più diffusi: statistiche che però non tengono conto del mese di novembre. Dove - spiegano gli operatori del Cup - i tempi d’attesa crescono ogni giorno, facendo slittare a giugno una risonanza al ginocchio o a gennaio una mammografia.
L’addio al numero verde. Altro aspetto che viene contestato dagli utenti del Cup è l’addio al numero verde per prenotare gli esami. Dall’Asl si spiega che si tratta di una scelta che non penalizza gli utenti, perché il costo della telefonata è lo stesso. Ma l’idea, comunque, resta discutibile. Anche perché l’uso del numero verde era un vanto dell’Asl, a fronte di altre azienda sanitarie che hanno sempre fatto pagare la telefonata all’utente.
I tagli. La vicenda delle liste d’attesa ha origine, come quasi tutti i problemi della sanità toscana, dall’esigenza di ridurre la spesa. La Regione sta ridiscutendo su quanto destinare alle convenzioni col privato: le risorse sono sempre più scarse, e così si pensa di ridurre i budget.
Come già lamentato dal direttore della clinica San Camillo, Thomas Schael, la sforbiciata è già stata fatta sul 4% del budget dell’anno scorso. Per la casa di cura di Forte, parlando di crude cifre, significa 500mila euro in meno. Ma l’impressione è che il taglio sarà più oneroso. E a quel punto, obiettano i centri privati, bisognerà capire come gestire l’agenda degli appuntamenti.
La concorrenza. Già in passato, tra l’altro, si è discusso su quante di queste prestazioni sanitarie siano necessarie. Facendo dire sia al vecchio direttore generale Giancarlo Sassoli che al nuovo Brunero Baldacchini che in effetti sì, sugli esami si deve stringere la cinghia, perché vengono prescritti con troppa facilità. Le risonanze magnetiche, ad esempio, sono spesso oggetto di critiche perché in molti casi si rivelano inutili.
Ma finché questo giro di vite non verrà messo in pratica, il sistema sanitario dovrà fare i conti con una gestione dell’assistenza sempre più complicata. E che in molti casi - quando cioè arriva la concorrenza a prezzi e tempi competitivi - significherà perdere terreno nei confronti del privato.
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