Il Tirreno

Versilia

No a nuove cave sull’Altissimo

Tam tam sul web del gruppo “Salviamo le Apuane” per contestare la riapertura di alcuni vecchi siti

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SERAVEZZA. Il tam tam su Facebook è cominciato da un po’ e promette di crescere. Non è la prima volta che per la difesa dell’ambiente, in particolare delle Apuane, il web diventa strumento di aggregazione. Stavolta anche contro gli enti locali che hanno contribuito a scatenare l’ennesima protesta: la riapertura di alcune cave sul Monte Altissimo. A rendere nota la situazione e invitare alla mobilitazione, anzitutto partecipando ad un incontro pubblico sul tema al Bagno Pietrasanta il prossimo primo dicembre, sono alcuni esponenti del gruppo “Salviamo le Apuane” che chiamano a raccolta cittadini e appassionati di montagna.

«È di questi giorni - scrivono i promotori dell’iniziativa - la notizia che anche la parte a mare del Monte Altissimo inizierà a subire attacchi sempre più invasivi da parte dell'industria estrattiva. Pare che sarà interdetto l'accesso ai sentieri in alcuni giorni per l'esplosione di mine nei pressi della Tacca Bianca e della Macchietta. Sulla parte Nord- Nord Est già da alcuni anni è in atto l'escavazione, hanno fatto riaprire delle cave ormai chiuse, Passo del Vestito, Granolesa. Il Picco di Falcovaia, presso la Cava delle Cervaiole, ormai non esiste più, una cima è già scomparsa. Come saprete l'Altissimo è un importante patrimonio per tutti noi dal punto di vista idrogeologico, ambientale, turistico, speleologico e al tempo stesso storico. Le Apuane nella loro interezza, Carrara, Massa, Garfagnana e Versilia stanno subendo un attacco distruttivo da parte della lobby degli industriali del marmo fortemente coesa con il mondo politico, tant'è che sono di fatto riusciti a rendere un Parco Regionale inoperativo sotto il profilo della tutela. Il Piano del Parco infatti prevede una carta i cui confini sono a macchia di leopardo, sono state estrapolate tutte le aree di cava, che spesso coincidono con SIC e SIR».

Il gruppo “Salviamo le Apuane”, non nega che in un momento di difficoltà economiche sia importante far lavorare le imprese. Ma il prezzo che la montagna versiliese sta pagando appare comunque troppo alto tanto che i promotori della mobilitazione contro la riapertura delle cave sull’Altidssimo parlano di vero e proprio furto «di una ricchezza non rigenerabile».

«Per chi volesse saperne di più si organizza una cena/incontro di sostegno con alcuni membri dell'associazione "Salviamo le Apuane" e della "Bottega Contadina". A questo scopo, il 1 dicembre alle 17.30 al bagno Pietrasanta di Marina di Pietrasanta si terrà un incontro conferenza con gli “Amici della montagna” e alle 20.30 una cena di autofinanziamento».

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