Sicurezza
Ici sui ruderi, il Comune sconfitto fa ricorso
Dopo le prime sentenze a favore dei cittadini l’amministrazione si difende: giusto far pagare
STAZZEMA. Se inizialmente il Comune di Stazzema non si era costituito parte civile, dopo i primi due ricorsi accolti dal giudice, l’amministrazione ha deciso di difendere le proprie posizioni davanti alla Commissione Tributaria di Lucca. Mentre per i casi che hanno già avuto ragione, ricorrerà alla Corte d’appello di Firenze.
Si tratta dei beni collabenti, o meglio i fabbricati crollati o i ruderi strutturalmente inagibili, per i quali il Comune ha richiesto il pagamento dell’Ici retroattivo dal 2005 (e dal 2012 l’Imu). E che alcuni cittadini hanno deciso di non pagare ricorrendo al giudice tributario. A prendere le difese del Comune sarà l’avvocato Vincenzo Cupido, che lo scorso giovedì ha già preso parte al dibattimento davanti al Commissario Tributario, contro alcuni cittadini stazzemesi possessori di due immobili collabenti. Infatti l’amministrazione comunale, si legge sulla delibera con la quale il Comune ha dato l’incarico all’avvocato Cupido, «ritiene che vi siano tutti i presupposti giuridici e fiscali per ritenere che le aree su cui insistono i cosiddetti collabenti siano oggetto di imposizione sia ai fini Ici». Mentre i cittadini che si sono presentati davanti al giudice di Lucca, otto in totale i casi, ritengono il contrario. In particolare l’argomentazione sostenuta, rimarcata anche nelle prime due sentenze dal Commissario Tributario, sarebbe che il Comune ha dichiarato le unità collabenti fabbricabili (motivo per cui vengono considerate soggette a Ici), solo dopo l’approvazione di una Delibera di giunta del marzo 2011. Quindi per i cittadini che hanno contestato il pagamento, la richiesta non può essere retroattiva. Ma l’amministrazione è sicura delle proprie azioni. E si è costituita parte civile «non tanto per l’importo dei giudizi pendenti – si legge nella Delibera – quanto per la necessità di tutelare i presupposti giuridici dell’azione svolta dall’amministrazione, tutelando contestualmente l’integrità del bilancio dell’Ente e scongiurando il rischio di eventuali futuri ricorsi». Difatti sembra siano molti altri i cittadini possessore di beni collabenti che hanno pagato le somme richieste dal Comune. E se da un lato il Comune fa appello all’integrità del bilancio dall’altra c’è un secondo motivo sul quale si esprimerà sicuramente la Commissione Tributaria di Lucca. E sul quale si è già espressa, a favore dei cittadini, nei due casi già passati a giudizio: il parametro della rendita catastale dei fabbricati collabenti, stabilito dal Comune, pari a quello di aree fabbricabili ubicate a Marina di Massa. Insomma un valore, quello sulla base del quale si calcola l’Imu, che potrebbe essere considerato troppo alto. Adesso per sciogliere un nodo che divide cittadini e Comune, saranno chiamati in causa, oltre al Commissario Tributario, anche i giudici della Corte d’Appello di Firenze.
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