Sicurezza
Contro i videopoker nasce il “boicottaggio del caffè”
L’appello dal giornale parrocchiale della chiesa dei Sette Santi in Darsena: «La tazzina o il cappuccino? Prendetelo nei bar dove non ci sono le macchinette»
VIAREGGIO. Il caffè o il cappuccino? Non prendetelo in quei locali che ospitano al loro interno videopoker. E' una piccola ma significativa crociata quella lanciata in questi giorni dalla parrocchia dei Sette Santi in Darsena. L'appello è contenuto in uno degli articoli dell'ultimo numero del giornalino che viene distribuito ogni quindici giorni nella piccola chiesa di fianco allo stadio dei Pini, guidata da alcuni anni da don Lenzo Lenzi, voce spesso fuori dal coro della diocesi viareggina e lucchese. Un articolo che ha un titolo emblematico - “Lo Stato, i videopoker e il (cattivo) odore dei soldi” - e che condanna il proliferare delle infernali macchinette nei locali pubblici della Darsena e, più in generale, di Viareggio. Il tutto con l'avallo interessato dello Stato, che incassa parte dei proventi. Si legge nell'articolo: “Si tratta – sia chiaro – di macchinette legali. Lo sono diventate da quando lo Stato ci guadagna (e profumatamente) incamerando una percentuale del voluminoso giro d'affari che vi ruota attorno. Basta però fermarci ad osservare chi vi gioca per capire che non si tratta più soltanto di un innocente gioco come può essere l'”azzardo” di acquistare un biglietto della lotteria o di tentare la fortuna al Totocalcio. Ormai per la gran parte di coloro che infilano monete a ripetizione nelle gettoniere dei videopoker, si tratta di una vera e propria malattia. Che spesso porta alla rovina di intere famiglie”.
Senza lanciare scomuniche e anatemi ormai fuori moda, dal foglio darsenotto parte una proposta diretta a tutti i parrocchiani. Che si potrebbe sintetizzare come una sorta di “boicottaggio del caffè”. Il simbolico sciopero della tazzina è infatti semplice ma al tempo stesso efficace. “Visto dunque che anche per lo Stato vale più che mai il principio tutt'altro che evangelico del “pecunia non olet”, allora forse varrebbe la pena di combattere con le stesse armi questa piccola battaglia civile. Come? Per esempio scegliendo di fare colazione o prendere un caffè in quei locali che non arrotondano le proprie entrate con i videopoker. Magari qualcuno potrebbe decidere di toglierli. E il denaro guadagnato, a quel punto, avrebbe un odore meno sgradevole...”
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