Il Tirreno

Versilia

Casa popolare in subaffitto a 450 euro

di Donatella Francesconi
Casa popolare in subaffitto a 450 euro

Ma negli appartamenti Erp vivono anche imprenditori, commercianti e pregiudicati agli arresti che spacciano a domicilio

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VIAREGGIO. Benvenuti nelle case popolari di Viareggio. Dove abitano: un piccolo imprenditore con mezzi, proprietà, sede dell’azienda, magazzino; un commerciante nel settore della ristorazione, con 3-4 dipendenti; un pregiudicato con la fedina penale lunga una pagina, reati di ogni tipo, compreso lo spaccio di stupefacenti al proprio domicilio; una donna intestataria di un’auto dal costo di 37.200 euro, sei anni fa; uno straniero la cui famiglia è tornata al Paese d’origine e l’alloggio viene subaffittato. E tanti cittadini onesti che non ne possono più.

Così che si moltiplica la documentazione inviata al “Tirreno, dopo l’inchiesta avviata nei giorni scorsi. Non “leggende metropolitane”, dunque. O “fantasie” popolari, da invidie o dispetti tra vicini. Ma un quadro di forte illegalità sulla quale, pur sapendo, nessuno - negli anni - ha mai vigilato e poi agito.

Quelle raccontate dal “Tirreno”, tutte documentate, sono le storie che emergono, una dopo l’altra. L’imprenditore riceve nella casa popolare i dipendenti che vanno a ritirare i pagamenti, il ristoratore risulta addirittura non avere titolo per abitare nella casa popolare, il pregiudicato è rimasto agli arresti domiciliari nell’appartamento Erp avuto per interessamento di un assessore - così racconta radio-Municipio - nonostante la legge regionale 96/1996 parli chiaro: tra i motivi di decadenza dell’assegnazione (articolo 35) c’è anche quello di avere «adibito l’alloggio ad attività illecite».

“Esce dal carcere e vende eroina all’interno dell’abitazione dove è agli arresti domiciliari su disposizione del Tribunale”: così il rapporto della Squadra mobile di Lucca. Là dove sono state trovate dosi di stupefacenti, bilancini, sostanze da taglio, e là dove le forze dell’ordine in mesi di appostamenti hanno verificato che in quelle abitazioni si recavano i clienti ad acquistare droga, chi si è reso protagonista di questo uso della casa popolare dovrebbe avere da tempo ricevuto l’avvio di procedimento di decadenza del diritto ad abitare in una casa costruita e mantenuta con denaro pubblico, cioè di tutti. Così, però, non è mai avvenuto.

Subaffitto. Tra le tante storie che abbiamo raccolto in questi giorni anche quella di una donna che si è autodenunciata con un esposto alla Procura di Lucca nel giugno 2007. «Dal dicembre 2007 - così racconta la propria storia - abito in una casa popolare come affittuaria di una donna (l’esposto contiene nomi, cognomi e dati anagrafici precisi, nd r) madre di un’altra che è assegnataria di alloggio Erp. Pago 450 euro al mese più le spese dei consumi. Sono stata costretta a farlo - continua l’esposto - perché non ho trovato nessun’altra sistemazione alloggiativa».

L’inquilina sottolinea che «mi è stato consigliato di autodenunciare la mia posizione abitativa in quanto occupo un alloggio comunale che non mi è stato assegnato. So di sbagliare e per questo chiedo scusa, ma altrimenti dovrei andare a vivere sotto un ponte».

La reale assegnataria della casa popolare - continua l’esposto - abita in una casa di proprietà della figlia che vive in un altro Comune della Versilia con la propria famiglia.

Prima di essere subaffittato alla donna che si è autodenunciata, l’appartamento Erp era stato subaffittato ad un’altra persona. Come si legge ancora nell’esposto alla Procura. Non risulta che, al momento, sia stato preso alcun provvedimento.

Non sarebbe l’unico caso di subaffitto. Una pratica che vede coinvolti italiani e stranieri più o meno in ugual misura. Perché le 1.062 case costruite e gestite per garantire un tetto a chi non ce la fa in troppi casi, a Viareggio, si sono trasformate in vere e proprie miniere d’oro. Sotto gli occhi di tutte le amministrazione comunali che hanno scelto di non vedere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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