La manifestazione
C’è l’assoluzione piena per Mallegni
Le accuse dell’allora comandante non ritenute credibili dal Tribunale di Genova. Ora potrebbe scattare la richiesta danni
GENOVA. «Martina va alla guerra»? No, Martina quella guerra l’ha persa.
L’avvocato Sandro Guerra, difensore di Massimo Mallegni, se la cava con quella che sembra una battuta ma in realtà è un deprofundis per il caso Manzione. Ovvero per la denuncia che la comandante dei vigili urbani di Pietrasanta (ora comanda a Firenze) fece nel novembre 2002 contro l’allora sindaco Massimo Mallegni.
Ma di quella vicenda di mobbing, estorsione, pressioni, la comandante Manzione ne ha fatto anche un libro presentato un po’ ovunque, con i nomi e qualifiche modificate, «ma insomma – spiega l’avvocato Guerra – Martina va alla guerra è la storia del rapporto fra Mallegni e Manzione. Un rapporto che il tribunale di Genova ha sancito essere un mormale rapporto fra il sindaco e il comandante dei vigili».
Eh sì perché – come ha chiesto lo stesso pubblico ministero – il tribunale ha assolto Mallegni (ma anche l’ex autista Berio Bertozzi e la vigilessa Caterina Mazza) da tutte le accuse che gli erano state mosse.
Dieci anni per scoprire che i 6 capi di imputazioni e i 26 episodi sui quali la Procura di Luca aveva rinviato a giudizio Mallegni (nel frattempo finito nello tsunami dell’altra inchiesta sull’urbanistica) non aveva nessun rilievo penale.
Tutto nasce dalla multa che un vigile appioppa a Tonfano alla Giulietta blu del Comune, parcheggiata in divieto. Da lì, secondo le accuse iniziali, sarebbero cominciate le angherie di Mallegni verso il comandante Manzione, a partire dalle pressioni per togliere la multa.
«Ma cosa vuole che interessasse al sindaco quella multa? – ricorda Guerra – fra l’altro non la pagava neppure lui».
Gli altri capi di imputazione (il primo erano appunto queste pressioni indebite) riguardavano pressioni per far fare delle multe, l’abuso d’ufficio, la tentata estorsione nei confronti della Manzione e le lesioni gravissime che la stessa comandante avrebbe subito da Mallegni per il suo comportamento vessatorio.
«Tutto finito nel nulla – sottolinea con sua giusta soddisfazione l’avvocato di Mallegni – e si pensi che negli episodi dove c’era solo la parola di Manzione contro Mallegni, i cosidetti delitti di relazione, il tribunale non ha ritenuto attendibile la funzionaria».
Guerra vuole sottolineare soprattutto una cosa. Che la denuncia fatta da Antonella Manzione nel 2002 è la madre di tutti i guai giudiziari capitati all’allora sindaco di Forza Italia. «Perché anche l’altra inchiesta è collegata a questa, come ci ha riferito in tribunale l’ispettore di polizia che aveva avuto la delega dell’indagine. A quello stesso ispettore Salvatore Bono che, indagando sulle presunte angherie, ottiene da una fonte confidenziale notizie sull’urbanistica di Pietrasanta, a partire dalla vicenda del comparto 51».
Insomma tutto nasce da un contrasto fra Manzione e Mallegni che poi sfocerà nella maxi inchiesta che porterà il 31 gennaio 2006 ai tredici arresti decisi da Domenico Manzione, sostituto pm di Lucca nonchè fratello del comandante dei vigili.
E allora l’avvocato Guerra ha buon gioco a ricordare «che fu necessario spostare il processo da Lucca a Genova perché notavamo un clima ostile, non dei giudici, nei confronti di Mallegni. Del resto la dottoressa Manzione era sorella di uno stimato magistrato della stessa procura».
Avendo vinto la madre di tutte le cause, come dice l’avvocato Guerra, ora la difesa di Mallegni si aspetta che le motivazioni della sentenza sanciscano che troppe cose non tornano nella vicenda giudiziaria subita dall’ex sindaco. Che si prepara al processo d’appello per l’inchiesta sull’urbanistica (dove ha subito la condanna per tre episodi) con il viatico della Procura della Repubblica di Lucca che ha deciso di non interporre appello di fronte alla Corte di Firenze.
L’avvocato Guerra, tornando dall’udienza di Genova, si toglie un ultimo sassolino dalla scarpa. «Il legale dell’imputato Bertozzi aveva chiesto la prescrizione per il suo imputato. Io mi sono rifiutato e ho avuto ragione. Ma l’assoluzione piena nasce dalle carte, da quello che l’accusa aveva in mano».
E per «Martina va alla guerra»? «Valuteremo, anche sulla base della sentenza di Genova, se avviare una azione di responsabilità nei confronti della dottoressa Manzione. Perché il libro, crediamo, che racconti il vissuto della donna che ha accusato Mallegni. Ogni ipotesi – garantisco - è ora aperta».
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