Il Tirreno

Versilia

Che sarà di bimbi e malati (anche psichici)?

di Corrado Benzio
Che sarà di bimbi e malati (anche psichici)?

Il licenziamento delle 15 assistenti sociali visto da dentro: dove finiranno tutte quelle esperienze e professionalità

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VERSILIA. «Ma lei lo sa cosa significa mandare a casa 15 assistenti sociali? Lei lo sa cos’è il burn out?.

Conoscendo un po’ d’inglese si può capire che è qualcosa che brucia, m a il significato è più pesante.

«Il burn out, anzi la sindrome da burn out è il logoramento al quale sono sottoposte le assistenti sociali che seguono i casi più difficili. Si tratti di bambini con gravi problemi di disabilità fino agli adulti in cura nei centroi di salute mentale. Il continuo contatto con queste situazioni brucia il cervello di queste persone. Che alla fine possono essere anche loro c ostrette ad essere assistite. Si parla comunque di gente laureata che ha fatto percorsi importanti di preparazione per arrivare a seguire un bambino con gravi handicap. E ora si trovano in una strada dopo avere lavorato anche 15 anni in queste strutture».

Il 31 dicembre la cooperativa sociale Crea, un simbolo di Viareggio e del suo senso di solidarietà (a Milano direbbero del gran cuore della città, noi viareggini siamo più bruschi, più monicelliani), licenzia 15 assistenti sociali e sanitarie. In attesa che i responsabili dicano qualcosa (sia l’Asl che la stessa Crea che comunque da tempo aveva lanciato l’allarme, alle prese con enti pubblici che non pagavano quantom dovuto per l’assistenza) credo che sia giusto che qualcuno, dal di dentro, racconti cosa significa mandare a casa 15 persone in una situazione come la Versilia.

«Quando si parla di disagio, sociale o psichico, la Versilia ha purtroppo pochi rivali, forse Massa Carrara. Ma una situazione come da noi non la si ritrova, ad esempio a Lucca . Per questo a certe situazione non ci sono alternative se non l’assistenza. Pensiamo ai malati psichici, l’alternativa è una pasticca che li rende inermi, incapaci di fare niente. In assenza di persone che li seguano a livello personale non c’è che lo psicofarmaco per fare fronte a queste situazioni».

La malattia, il disagio, la cura, l’assistenza vista da dentro hanno aspetti diversi, anche rispetto ai conti della sanità.

«In realtà la gente non vuole vedere la malattia, non ne vuole sapere niente. Fino a che – spiega chi ci racconta la situazione –alla fine non ci sbatte contro. In Versilia non si vogliono vedere i malati di tumori, sempre di più, che hanno bisogno di assistenza. C’è chi di tumore guarisce e sono per fortuna sempre di più. Ma c’è chi dal tumore resta invalido. Oppure ci sono quelle situazioni per cui non si guarisce, ma i medici cercano, come si dice, di cronicizzare la malattia. Ovvero di portare avanti la vita del paziente, nel miglior modo possibile. Cercando, come si dice, di salvaguardare la qualità della vita. Ma questo poi significa dare lui assistenza domiciliare o comunque all’esterno dell’ospedale. E ripeto, al di là di quanto sento dire o leggo, i casi di neoplasie sono in forte aumento».

Ci sono poi i bambini con tanti problemi, dagli autistici a quelli con gravi e gravissimi handicap fisici e psichici.

«Chi si occuperà di loro? Mi sorprende che i genitori di qesti bambini e ragazzi non abbiano ancora manifestato contro il taglio dell’assistenza. Forse sperano che la situazione non degeneri. E poi c’è una forma di pudore. Chissà? La gente con figli normali, detto fra parentesi, non sa che un padre ed un m adre con un figlio problematico sono assaliti da cento complessi di colpa. A partire dal fatto che, trovandosi a lavorare, non possono dare ai figli tutto l’aiuto e l’assistenza di cui avrebbero bisogno».

C’è poi l’aspetto burocratico che non è trascurabile. Perchè tante di queste assistenti sociali fanno parte di commissioni dove si decide il futuro di molte situazioni difficili.

Dove si stabilisce se una persona ha diritto al permesso secondo la legge 104 (quella che garantisce 3 giorni di permesso retribuito per chi deve seguire congiunti con disabilità), oppure si fa partire il percorso burocratico per arrivare al contributo per il minimo vitale.

La dipendente Crea che parla con il Tirreno immagina che la situazione non sia facile per l’Asl Versilia.

«Ma si può cominciare a tagliare da altre parti. A partire dalla società della salute, per proseguire con gli stipendi altissimi che sono concessi a dirigenti che sono semplicemente dei burocrati. Certi medici i loro stipendi se li meritano, anche per i rischi che si prendono, non credo che si può dire così di tutti quelli che dipendono dall’azienda sanitaria».

Alla Crea ricordano anche i casi di pazienti (definiamoli così) che partiti con gravi problemi psichici sono riusciti non solo a finire le scuole dell’obbligo, ma ad andare oltre.

«Ci sono persone che siamo riusciti a portare fino alla laurea. Con una soddisfazione grandissima per loro, ma anche per noi. Cosa crede. Ecco tutte queste esperienze, tutto questo bagaglio di amore che abbia dato agli altri, sempre con la massima professionalità, come e dove finirà. Cosa ne sarà delle colleghe che resteranno a casa».

Milziade Caprili, nell’articolo a fianco, parla di vergogna per quanto succede per la Crea e per le sue assistenti.

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