La manifestazione
Addio Romano, innamorato della boxe
All’età di 79 anni si è spento Della Latta: nel Dopoguerra sfiorò il titolo italiano nei pesi welter
VIAREGGIO. Se ne è andato a settantanove anni, sconfitto da un male che lui – pugile di razza abituato a vincere – non è riuscito a prendere a pugni. Romano Della Latta si è spento ieri mattina nel letto dell'ospedale dove era ricoverato. E questo pomeriggio alle ore 15, nella chiesina del cimitero, gli amici lo saluteranno per l'ultima volta.
Camaiorese di nascita ma viareggino d'adozione, Romano Della Latta nell'immediato dopoguerra era stato uno dei più promettenti boxeur versiliesi, tanto da arrivare a giocarsi la fascia tricolore a Trieste ai campionati italiani welter, la categoria nella quale ha combattuto. Per i tecnici dell'epoca, il pugile versiliese ha ottenuto risultati inferiori a quelli che avrebbe meritato perché talvolta penalizzato da giudizi e arbitraggi molto severi nei suoi confronti. In ogni caso le soddisfazioni non gli sono mancate. Sia nella Pugilistica Viareggina, dove ha militato per alcuni anni, che a Carrara, Livorno e La Spezia, dove ha militato in seguito. Come quando si impose nella finale per il campionato regionale dei pesi welter. In quella occasione Della Latta dimostrò davvero di avere un passo superiore all'avversario. Una prova indimenticabile come in altri combattimenti che hanno esaltato la sua vis pugnace. Dopo gli anni Cinquanta, una volta conclusa la parentesi agonistica, Romano Della Latta ha continuato ad interessarsi attivamente di questa disciplina sportiva, anche se con un pizzico di amarezza per aver vissuto il declino della “noble art” dei tempi andati.
Ma la vita di Romano Della Latta non è stata legata soltanto al pugilato. Nato a Camaiore e successivamente trasferitosi a Lido, da moltissimi anni era venuto ad abitare a Viareggio dapprima in un appartamento in via Regia sopra il ristorante Gusmano e poi nelle nuove case realizzate all'ex Italmaco al Varignano. Operaio di una ditta pisana che lavorava in appalto per l'allora Sip dove ha è rimasto fino a quando non è andato in pensione, era orgogliosissimo del suo passato da alpino (nel corso del servizio di leva era stato a San Candido, in provincia di Bolzano, a due passi dal confine dell'Austria). E non perdeva occasione per partecipare ai tanti raduni delle penne nere in giro per l'Italia. Iscritto alla Cgil, era poi socio di lunga data della Croce Verde di Viareggio. Lascia la moglie Maria Anelli, le due figlie Bianca Maria e Patrizia e un piccolo esercito di nipoti e pronipoti ai quali era affezionatissimo.
Cla.Ve.
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