Il Tirreno

Versilia

Sparita un’azienda agricola su quattro

di Gabriele Dini
Sparita un’azienda agricola su quattro

Molte ditte gettano la spugna, perso il 10% dei posti. Coldiretti: «Il settore resiste, ma la politica ci ha abbandonato»

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VIAREGGIO. Il 25% di aziende agricole in Versilia e il 10% di lavoratori in meno nonostante il forte ricambio generazionale. La crisi colpisce duro anche il settore agricolo versiliese, un comparto che dà ancora lavoro a oltre 5000 persone producendo fatturati milionari. Tasse sempre più alte - oltre alla stangata Imu sui fabbricati agricoli c'è anche il rischio di un aumento del 15% dell'Irpef - e l’indifferenza degli enti locali sono in questo momento di crisi momento gli ostacoli più grandi che incontra il settore. La denuncia arriva da Maurizio del Chiaro e Cristiano Genovali, rappresentanti locali della Coldiretti. «L'agricoltura non è un residuo del passato - attacca Genovali - ma un settore che dà lavoro a tanti giovani e che ha bisogno di investimenti continui. Gli enti locali dovrebbero uniformare i regolamenti e tutelare le nostre imprese. Facciano meno convegni e pensino di più all'economia del territorio»

I numeri. Per far capire l'importanza del settore agricolo per l'economia versiliese basta considerare alcuni numeri presentati da Coldiretti. Nell'area vasta versiliese sono ancora attive tra le 700 e le 750 imprese impegnate nell'orticoltura e la floricoltura. I due comuni con più attività sono Camaiore (con circa 350 aziende) e Viareggio (con poco più di 200). La superficie complessiva di ettari coltivati è ancora a quota 300, con un calo del 4% negli ultimi dieci anni.

La Coldiretti parla di un settore che nell'insieme «ha tenuto» («anche grazie a politiche oculate di riduzione mirata della produzione», fanno notare dall’associazione) ma che deve affrontare anche molte difficoltà. Per esempio negli ultimi anni è sparito un quarto delle imprese. «Molte piccole aziende familiari hanno dovuto chiudere - spiega Genovali - e sono state assorbite da ditte più grandi. Anche la produzione complessiva è stata ridotta a causa della crisi. Il mercato è cambiato e bisognerebbe lavorare assieme agli enti locali per permetter di affrontare al meglio la concorrenza serratissima che arriva soprattutto dal sud italia e da paesi come l'Olanda che hanno una tassazione vantaggiosissima».

L'elenco dei problemi da affrontare è lungo. Innanzitutto c'è la difficoltà nell'accesso al credito da parte delle banche, soprattutto per la floricoltura che ha bisogno di grossi investimenti per l'acquisto di sementi e bulbi. Poi c'è l'introduzione dell'Imu sui fabbricati rurali che in molti casi - come a Viareggio - è piombata sulle tasche degli imprenditore con aliquote al massimo. In pratica un'azienda agricola per gli uffici comunali vale quanto un negozio, un albergo o uno stabilimento balneare. A tutto questo vanno aggiunte Tia e suolo pubblico. «Solo per queste due voci a Viareggio - spiega Genovali - il padrone di un magazzino da 30mq paga 2500 euro all'anno». E le voci sul possibile aumento dell'Irpef al 15% non rassicurano di certo la categoria. Da non dimenticare è il vecchio incubo dei floricoltori: il prezzo del gasolio agricolo che ha toccato quota un euro al litro.

In tutto questo i rapporti con la politica non sono certo idilliaci. «Per esempio molti comuni - spiega ancora Genovali - impediscono di installare sistemi di produzione energetica alternativi come pannelli solari o bruciatori per biomasse». Gli agricoltori chiedono quindi più attenzione anche un'uniformizzazione delle regole tra i sette comuni del comprensorio.

Qualche frecciata viene lanciata anche in direzione della Regione. «Chi investe ha bisogno di sicurezza - spiegano gli agricoltori- sull’acquedotto industriale sono state fatte tante promesse e niente è stto fatto. E adesso accusano noi di inquinare il lago, cosa assolutamente falsa».

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