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La riscossa dei trentenni Imprese sempre più giovani

La riscossa dei trentenni Imprese sempre più giovani

VIAREGGIO. Non è vero che i giovani si allontanano dalla terra. L’agricoltura continua ad avere il suo fascino e lo dimostrerebbe l’elevato ricambio generazionale nella categoria degli imprenditori...

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VIAREGGIO. Non è vero che i giovani si allontanano dalla terra. L’agricoltura continua ad avere il suo fascino e lo dimostrerebbe l’elevato ricambio generazionale nella categoria degli imprenditori che si dedicano alla floricoltura. Addirittura l’80% dei titolari di azienda ha tra i 30 ed i 50 anni e solo il 20% supera i 60.

Il dato emerge da uno studio realizzato su promozione del Consorzio Toscana Produce, che raccoglie diciannove Soci tra cui tre cooperative con una rappresentatività di circa 250 imprenditori, grazie al supporto della Camera di Commercio di Lucca e della Lucense di Lucca, quest'ultima società incaricata alla realizzazione della rilevazione e allo studio nella sua sintesi.

Dall’indagine è emerso che le aziende nel 63% dei casi hanno dai 5 a 9 dipendenti, nell'11% fino a 20, nel 21% fino a 50 e nel 5% dei casi sopra i 50. Questo rappresenta un dato significativo in linea con le statistiche nazionali, che vedono l'agricoltura del fiore e delle piante fiorite rientrare tra le piccole e medie imprese italiane, base fondante dell'economia nazionale. «Questa ricerca - spiega Elena Giannini, vicepresidente del Consorzio Toscana Produce -rappresenta un ottimo substrato per sviluppare nuove idee nell'ambito della ricerca e dell'innovazione, ingredienti indispensabili per affrontare il prossimo futuro. Come Consorzio siamo orgogliosi e soprattutto soddisfatti nel vedere che il costante lavoro di sensibilizzazione verso i vari stakeholder del territorio di questi ultimi anni abbia portato a segno un lavoro di tale spessore». «L’indagine - continua Marco Carmazzi, Presidente del Distretto Floricolo Lucca-Pistoia - rileva numeri interessanti per il nostro sistema regionale e dopo 20 anni si può avere a disposizione uno strumento credibile ed inconfutabile da presentare alle istituzioni, in materia urbanistica, come base di partenza, affinché vengano salvaguardate e sviluppate le aree agricole, costituendo dei veri e propri poli produttivi agricoli, dove si faccia solo agricoltura specializzata e non terre di conquista, da prendere come esempio anche a livello nazionale, come del resto fanno in altri Paesi Europei».

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