Il Tirreno

Versilia

La pista ciclabile della vergogna

La pista ciclabile della vergogna

Pericolosa, non segnalata, non completata. I cittadini: qui ci scappa il morto

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VIAREGGIO. «La situazione è sempre più difficile: le biciclette viaggiano sull’Aurelia ed i marciapiedi sono inaccessibile a causa della auto parcheggiate». Raccontano così i residenti a Bicchio, su quella via Aurelia terra di nessuno dove la pista ciclabile sembra quella della città fantasma e la segnaletica (orizzontale e verticale) sembra aver perso la strada...

Ieri mattina siamo tornati sul luogo del “delitto” insieme a Chiara Romanini, ex consigliera comunale del Pd: «I cittadini raccontano di auto e motorini che viaggiano controsenso, della pista ciclabile inaccessibile ed impraticabile e dei tombini intasati che ad ogni goccia d’acqua straripano».

Mover, l’azienda dei parcheggi alla quale sono affidati i lavori stradali, dovrebbe tornare in azione domani, forse, con una gru. Né Mover né Comune forniscono alcuna informazione ai cittadini da un bel pezzo. Intanto, però, sono stati tagliati gli alberi. Come segnala Emilio Pezzini, residente a Bicchio ed esponente del Comittato “Salviamo Viareggio”: «Da due o tre giorni stanno potando gli alberi che insistono sulla pista ciclabile. Ma sono stati tagliati i due grossi platani, lato mare. A chi davano fastidio? Erano malati? Perchè sono stati tagliati? Adesso sono anche pericolosi perchè non si vedono e se qualcuno sbanda non li vede bene!».

Fosse solo questo il problema. Come sottolineano Romanini e molti residenti che l’hanno contattata su Facebook la pista ciclabile collocata lato monte (e al momento non segnalata in alcuna maniera) costringe chi arriva dal Varignano ad attraversare l’Aurelia nel punto in cui - dopo il passaggio a livello - la strada incrocia l’uscita/ingresso della Variante e l’imbocco dell’asse di penetrazione (via delle Darsene). Insomma - sottolinea Romanini - «la scelta è tra essere schiacciati per imboccare la pista ciclabile o finire travolti da un’auto che imbocca l’ingresso di una delle tante attività commerciali che costeggiano la stessa pista ciclabile».

Quando è da poco passato mezzogiorno e mezza una donna con due bambini in bicicletta passa lungo la pista, sconnessa, non segnalata, con gli alberi in pezzi e pezzi di materiale edili: «È uno schifo», grida vendendo telecamere e taccuini».

Cosa si aspetta - commentano i residenti del Cotone - che ci scappi davvero il morto, «per una pista ciclabile che è un non senso ?». (d.f.)

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