Il Tirreno

Versilia

Salvataggio in extremis per il cane Fiuto

di Tiziano Baldi Galleni
Salvataggio in extremis per il cane Fiuto

L’animale era precipitato in una scarpata: provvidenziale l’intervento di Soccorso Alpino e cacciatori

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STAZZEMA. Si chiama Fiuto e se non fosse stato per un passante che lo ha sentito abbaiare sulla cresta di un monte, sopra il ponte di Tomarlo a Mulina di Stazzema, l’amico a quattro zampe sarebbe ancora lì intrappolato.

Fiuto è un cane da caccia, appartenente alla squadra dei cacciatori di Cardoso. Si era perso durante una battuta al cinghiale sabato scorso. E nonostante le lunghe ricerche, i cacciatori non erano riusciti a ritrovarlo. In quel punto il cane era difficilmente visibile: nessuno pensava che fosse caduto in quel tratto di versante ripido. Tipica caratteristica delle scarpate di montagna dell’Alta Versilia: scoscese e pericolose. Il cane è scivolato giù per circa 30 metri in un dirupo, finendo sulla cresta rocciosa di una sporgenza, senza via di uscita. Se non fosse riuscito a fermarsi sarebbe volato per cinquanta metri direttamente nel fiume. Appena è stato avvistato, due appartenenti della squadra di cacciatori di Cardoso sono saliti sul monte per recuperarlo, ma si sono resi conto che era impossibile scendere in quel punto senza l’attrezzatura adeguata. Così, ieri mattina, è stato chiesto l’intervento della squadra del Soccorso Alpino di Querceta che con un’operazione durata circa 4 ore è riuscita a mettere in salvo Fiuto. «Prima si è calato per 30 metri uno di noi – commentano Antonio Mitidieri, Sauro Farnocchia e Alessandro Puosi – con un sistema di calata in corda assistita, per individuare il cane e liberare il tratto dai rami degli alberi. Poi dopo che è risalito, siamo scesi di nuovo sulla tecchia in due». In questo modo uno dei due soccorritori, che portava l’imbracatura del cane con sé, ha assicurato il cane e gli ha favorito la risalita. L’altro ha tirato su entrambe con il sistema di paranco in contrappeso. Oltre all’operazione estremamente difficile, un altro rischio era che il cane, su un fazzoletto di terra, vedendo i soccorritori potesse spaventarsi e cadere. Invece «Fiuto è stato bravissimo – commenta uno dei soccorritori – abbiamo usato le stesse precauzioni che prevede il soccorso di un uomo. E il cane si è comportato come se fosse stato una persona: si è lasciato aiutare». Adesso Fiuto è tornato nella sua cuccia sano e salvo e con una gran fame. Dovrà rifarsi di due giorni interi fermo e immobile su quella cresta di roccia, senza cibo né acqua.

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