Sicurezza
Presidenti di società nelle case popolari
Vive da una vita nell’alloggio Erp ma ha un’attività in proprio, possiede terreni, auto e mezzi per l’impresa
VIAREGGIO. Per ottenere una casa popolare, in Toscana, è necessario che il reddito dichiarato non superi i 15.320 euro l’anno. Ma a Viareggio, secondo le carte che abbiamo messo insieme, si può abitare in un alloggio di edilizia residenziale pubblica (Erp) anche essendo presidenti di consiglio di amministrazione. Certo, non della Fiat...Ma di una piccola società a conduzione, diciamo, familiare. E si può mantenere l’alloggio popolare in cui si abita quasi da una vita pur possedendo, in carico alla stessa società e utilizzati per la propria occupazione, alcuni veicoli (come dichiarato perfino in un verbale di polizia nel quale non si fa mistero il collegamento con la società): un autocarro, alcune auto anche di acquisto recente (e tutte a benzina, segno che non sembrano esservi problemi di risparmiare). Certo, non si tratta di Ferrari o Porsche, ma di buone autovetture - anche recenti - che, in alcuni casi, passano di proprietà ad altre persone, ed in altri alla stessa società ed a un’altra collegata per parentela.
La presidente del consiglio di amministrazione, inoltre ha sicuramente ereditato - sia pur solo per la quota legittima - una casa del coniuge defunto. Anche lui titolare di una piccola impresa, finché era in vita, che aveva la stessa sede sociale dove ora si trova quella delle vedova. Alla proprietà immobiliare, sia pur in percentuale, si sommano tre terreni seminativi posseduti in comproprietà ed un vigneto. Tutti terreni situati nel comune di Viareggio.
Certo, di aria non si campa. Ma oggi più che mai è necessaria una parola chiara sul quadro inquietante che emerge relativamente agli inquilini della case popolari di Viareggio, in particolare quelli cosiddetti “storici”, persone e famiglie che dalla condizione di necessità non sembrano mai essere uscite in tutta la loro vita. Pur non passando inosservato un tenore di reddito - i casi sono più di uno - che poco si spiega con l’appartamento popolare.
Agli inquilini “storici” si sono poi sommati quelli più recenti. Magari stranieri, con prole numerosa. Iscritti i bambini all’asilo, ottenuta la casa dall’Erp, la famiglia non è più in Italia. E nell’appartamento i vicini notano un gran via vai di stranieri, subodorando un subaffitto, che è espressamente vietato dalla legge.
C’è anche chi, ereditata una casa che popolare non è, se ne disfa per acquistarne un’altra che figura a nome di un parente. Così da sfuggire a qualsiasi controllo che incroci proprio reddito ed eventuali proprietà.
Una situazione che non è più sostenibile, quella di chi toglie un tetto a chi, oggi più che mai, si trova impossibilitato a pagare gli affitti. Erp si è molto impegnato, nell’ultimo anno, sul fronte del recupero dell’evasione (1 milione e mezzo circa) arrivando ad un’intesa con il commissario prefettizio Domenico Mannino per una rateizzazione a carico degli inquilini morosi, alcuni dei quali hanno accumulato cifre così pesanti da far pensare che non paghino i canoni (per alcuni davvero minimi) da quando hanno preso le chiavi dell’appartamento popolare.
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