Il Tirreno

Versilia

«Mi è negata la riabilitazione»

«Mi è negata la riabilitazione»

La testimonianza di una donna che ha avuto un infortunio sul lavoro

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VIAREGGIO. La lavoratrice, all’altro capo del telefono della redazione, è esasperata. E ne ha ben donde. Racconta di non poter sottoporsi al secondo ciclo di riabilitazione, dopo la frattura di un braccio causata da un infortunio sul lavoro accadutole a settembre. «Ho avuto il braccio destro rotto in tre punti - racconta la donna - e dopo aver tolto il gesso mi sono sottoposta al primo ciclo di riabilitazione prescritto dai medici. Sono andata al San Camillo e tutto è andato bene». Fino a quando la lavoratrice non si è trovata in condizione di dover prenotare il secondo ciclo di terapia: «Al San Camillo mi hanno avvisato di aver terminato il budget a disposizione per la convenzione As e di accettare solo pazienti a pagamento. Allora, tramite il Cup, ho cercato un posto dove potermi sottoporre alla terapia».

Non c’è posto. Questa la risposta standard che la donna si è sentita ripetere più e più volte. Una possibilità c’è, a Volterra, raggiungibile - come noto - solo con la macchina. Auto che, se si ha necessità di terapia dopo una frattura, è difficile poter guidare su tragitti così lunghi, andare e poi tornare.

Insomma, se qualcuno non propone una soluzione, alla lavoratrice che ha dato un pezzo di salute all’economia della sua città, non resterà che rientrare al lavoro con il braccio dolorante. «Allora basta - è l’amara considerazione -: basta toglierci in busta paga le tasse per la sanità pubblica. Che poi, quando ne abbiamo bisogno, non c’è...».

Donatella Francesconi

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