Il dolore
Forte dice addio a Elido Tardelli
L’ex dirigente del Comune se ne è andato nel giorno del suo compleanno
FORTE. Il Tardelli, era il Tardelli. E al Forte questo nome, forse più di ogni altro, ha sempre riassunto, in un connubio inscindibile, la figura di un dirigente che aveva assunto nel proprio ruolo non solo il prestigio professionale dell’incarico, ma anche l’importanza e il ruolo del professionista che operava sul delicato terreno di una città come Forte dei Marmi, peraltro nel periodo del suo massimo sviluppo. Il tutto unito ad una personalità rigorosa, eclettica e combattiva come si è visto quando si è trattato di difendere con orgoglio le proprie scelte in una serie di vicissitudini giudiziarie risoltesi a suo pieno favore.
Elido Tardelli, classe 1939, si è spento nel giorno del suo compleanno per un improvviso aggravarsi delle condizioni di salute.
Con Elido Tardelli parlammo solo pochi mesi fa, quando ci presentò in anteprima “Ricordi di una vita vissuta”, il libro a cui aveva affidato, negli anni della pensione, le proprie memorie, e che metteva finalmente ordine alle vicende personali, professionali e da ultimo anche giudiziarie che l’avevano coinvolto e amareggiato. «Sono uno che ha sfidato i poteri forti - ci disse, finalmente con il sorriso sulle labbra conquistato dopo tante battaglie - perché qui a Forte, quando si parla di urbanistica e di edilizia ci sono sempre in ballo tanti, proprio tanti soldi, e se osi contrastare gente di un certo tipo sono guai. Esattamente quello che è successo a me».
Conosciutissimo al Forte e in Versilia era stato per ben trentasei anni alle dipendenze del Comune, ma dodici di questi li aveva trascorsi alla guida del settore edilizia e urbanistica. Assunto nell’agosto del 1964, nel 1988 venne nominato dirigente, qualifica che ricoprì poi fino al 31 dicembre 2000, quando andò in pensione. Una vita, la sua, trascorsa fra le pratiche di un settore importante quanto delicato, i cui travagli ha voluto riproporre, proprio all’inizio di quest’anno, in una sorta di album di memorie, in cui ha ripercorso oltre a vicende personali tutti i retroscena delle pianificazioni urbanistiche effettuate dalle varie Amministrazioni cittadine negli ultimi quarant’anni. «Sono molto dispiaciuto – ha dichiarato il sindaco, Umberto Buratti. Conoscevo Elido da tanti anni e ho avuto modo di conoscerlo meglio e di apprezzarlo ancora di più attraverso il suo libro. La comunità di Forte perde un amico. Sono vicino alla moglie Alfreda e alle figlie Tiziana e Valentina, alle quali, a nome personale e dell’Amministrazione comunale, rivolgo le mie più sentite condoglianze». Grazie al volume autobiografico, come dicevamo, Tardelli si era liberato dei tanti dispiaceri subiti: «Mi fecero andare in pensione nel 2000 con il sospetto - ci raccontò - visto che i processi si sono decisi tutti dopo, assolvendomi peraltro con formula piena, e questo è stato il fatto che più mi è dispiaciuto. Ho voluto scrivere come sono andate le cose per rimettere a posto le tessere di un mosaico; una storia in cui ho avuto a che fare con tanti pregiudizi, ma anche, fortunatamente, con una magistratura giudicante corretta e senza preconcetti.” Un libro, il suo, che Tardelli, avrebbe potuto benissimo intitolare “mani sulla città”, echeggiando il celebre film di Rosi, e, non paia esagerato dire, che chiunque voglia capire qualcosa degli ultimi 40 anni al Forte farebbe bene a leggerselo.
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