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Versilia

Ma Gaber amava di più le nostre colline

Ma Gaber amava di più le nostre colline

L’assessore di Camaiore Veronica Cortopassi interviene sui problemi culturali della Versilia

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VIAREGGIO. Veronica Cortopassi, assesore alla cultura di Camaiore ha inviato una replica al commento uscito domenica sul nostro giornale sulla cultura e le manifestazioni.

«Capisco la preoccupazione espressa per la condizione in cui versa Viareggio, e l'indignazione perchè una manifestazione culturale come il Festival Gaber rischia di emigrare per mancanza di fondi. Condivido le considerazioni sulla cultura, che non si può pesare sulla bilancia come fosse un ballino di cemento. Viareggio dispone di strutture importanti che potrebbero farla tornare bellissima, come si augura Rossella Martina e tutti quelli che amano o hanno amato questa città. Mi dispiace invece trovare nel commento un campanilismo desueto, fuori luogo e fuori contesto non tanto quando si esagera parlando di Viareggio come capitale culturale della Versilia ( tutti gli altri Comuni non sono stati ad asciugare gli scogli, in questi anni), ma quando si minimizza le potenzialità di tutto il nostro territorio. Mi dispiace quando ci si rivolge in maniera così ingiustificatamente pisigna al sindaco di Camaiore e alla sua amministrazione, della quale faccio parte come assessora alla cultura e allo sport. Proprio in questi giornisi è svolto al teatro dell'Olivo un concorso internazionale per giovani musicisti di musica da camera, con l'obiettivo di far conoscere alle nuove generazioni una musica classica senza la parrucca bianca. Ci sono progetti per le scuole e la cultura, come il rilancio del Festival Jazz, l'apertura alle scuole e alle associazioni locali del nostro teatro? Certo che il Festival Gaber Viareggio non dovrebbe perderlo, anche se ricordo che lui amava i paesaggi camaioresi, a parte qualche puntata al Casablanca in gioventù. Ma la nuova amministrazione di Camaiore non ha bisogno di succhiare le ruote dei confinanti, come si leggenell’articolo. Il nostro progetto culturale esiste, e si basa su radici forti che guardano al futuro. Forse noi non pubblicizziamo abbastanza le nostre iniziative, e in ciò pecchiamo, ma il commento apparso sul Tirreno pecca di supponenza».

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