Sicurezza
In ospedale mancano i bicchieri ai pazienti
La denuncia del comitato Salviamo l’ospedale al direttore generale Poche le risposte sul futuro della Asl Versilia e dello stesso «Versilia»
VIAREGGIO. L’ammalata, nel letto dell’ospedale Versilia, deve prendere la pasticca che l’infermiera ha appena lasciato sul comodino. L’acqua c’è, il bicchiere no. Chi è al capezzale lo chiede al personale dell’ospedale univo della Versilia, colosso da dieci di vita appena. «Il bicchiere? Non ne abbiamo...», Racconta così l’episodio la rappresentante del Comitato “Salviamo l’ospedale”: ad ascoltarla, nella sala affollata dai rappresentanti delle associazioni di volontariato, c’è Brunero Baldacchini, direttore generale della Asl Versilia. «Un direttore generale che è stato evasivo su tutto», racconta Milziade Caprili, presidente della Croce Verde di Viareggio. Che all’appuntamento ha portato la domanda delle domande: «Ci sono davvero i dieci milioni da tagliare per far quadrare i conti dell’Azienda sanitaria? E, se la risposta è affermativa, come intende operare Baldacchini, quali politiche di rientro dal deficit sono state programmate e in quali tempi?». Domande alle quali - continua il resoconto di Caprili - Baldacchini «ha fornito una risposta a dir poco evasiva. Dire oggi qual é il deficit “non è semplice”, ha spiegato il direttore generale della Asl. Tuttavia - ha aggiunto Baldacchini “dovremo arrivare al pareggio senza se e senza ma". E lui è sicuro di presentare il consuntivo 2012 in pareggio».
Alla domanda circa il futuro dell'Asl - questo uno dei punti del documento dell’Osservatorio per le politiche sanitarie - è stato risposto riportando una intervista dell'assessore regionale Marroni nella quale il problema veniva definito “non tempestivo perché “ci sono già troppi fronti aperti". Il dottor Baldacchini - continua Caprili - ha testualmente affermato che siccome ha un contratto per tre anni non sarà possibile un accorpamento dell'Asl Versilia con altre. Quindi, questa la tesi sostenuta, se volevano sciogliere in qualche modo l'Asl Versilia “perché farmi un contratto di tre anni?”».
Il confronto è stato serrato, per l’occasione ha dato voce a tutti coloro che - sul fronte del volontariato - sono un pezzo fondamentale del puzzle sanità pubblica. L’associazione lucchese laringectomizzati ha lamentato il fatto di non avere rapporti con la sanità versiliese che costringe i suoi ammalati a recarsi a Lucca per reimparare a parlare. Mentre chi sostiene la donazione del cordone ombelicale per il recupero delle cellule staminali ha portato conti precisi: su 180 parti, solo in 50 casi si riesce a recuperare il cordone e le cellule. A migliorare questo rapporto si è impegnata la dottoressa Grazia Luchini, presentata come “in predicato” di diventare direttore sanitario della Asl Versilia.
Per la Misericordia di Torre del Lago, il governatore Paolo Gragnani ha portato il quadro dei tagli al trasporto sanitario che la Regione ha messo sul tavolo del confronto con le associazioni che lo garantiscono: da 84 milioni a 60 o addirittura 54. Salvaguardando le emergenza, mentre per chi va e viene da trattamenti come radioterapia e chemioterapia vale un bel “si organizzi chi può”.
Per la cooperativa “Crea”, Vera Caruso ha sollevato ancora una volta, e con grande forza, il tema delle condizioni in cui sono costretti a lavorare gli operatori e le strutture che sono senza soldi e senza contratti.
«Sulla mortalità in Versilia, sul fatto che l' aspettativa di vita da noi è inferiore di un anno al resto della Toscana - ha insistito Milziade Caprili - non si potrà continuare a rispondere solo evocando errati stili di vita». Mentre tutto intorno le cronache e gli annunci mortuari forniscono il bollettino di una guerra che colpisce sempre più la fascia di età 30-40 anni, soprattutto in alcuni paesi delle verdi colline versiliesi.
«C’è una cosa preoccupante delle risposte di Baldacchini», conclude Caprili: «L’impegno che il direttore generale si è preso di discutere i provvedimenti che ha in mente da prendere, una volta decisi, singolarmente con le singole realtà. Come Croce Verde non ci stiamo, visto che si tratta del bene collettivo per eccellenza: quello della salute...».
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