Sicurezza
Ortopedia, operazioni bloccate per due mesi
All’ospedale Versilia come nel resto della Toscana: stop agli interventi non di un urgenza per non far sforare il bilancio della sanità regionale
VIAREGGIO. Signori, si aspetta. Cosa che nella sanità pubblica è la normalità. Ma quando si attende un’operazione è ancora più inconcepibile. La Asl Versilia, da poco nella mani del direttore generale Brunero Baldacchini, ha “congelato” gli interventi di ortopedia, da qui a fine anno. Certo, non le urgenze. Ma quelle operazioni cosiddette di “elezione”: da eseguire, ma non in emergenza, insomma. Salvo rischiare che urgenti lo diventino davvero. Perché chi ha necessità di operare un ginocchio, un’anca, un piede, una mano difficilmente potrà fare a meno di camminare od utilizzare l’arto compromesso da qui a quando entrerà in una sala operatoria. «Siamo diventati un Pronto soccorso...», così raccontano medici ed infermieri nei corridoi del reparto.
Lo stop agli interventi chirurgici non di emergenza attraversa tutta la Toscana: nell’avanzata struttura di Cisanello (Pisa), per esempio, lo stop va dal 3 dicembre a fine anno. I conti della sanità regionale devono tornare. Il rischio è che il modello toscano si ritrovi con un commissario “ad acta”, e la Regione guidata da Enrico Rossi non può permettersi uno scivolone che sarebbe fatale. Così, da questa settimana, l’ospedale Versilia dà il suo contributo al contenimento dei costi bloccando le operazioni chirurgiche di ortopedia, uno dei reparti considerati un’eccellenza della struttura che ha appena dieci anni di vita. A questo si somma la riduzione dei posti letto nel reparto di chirurgia, riorganizzato di fresco.
Ma un ospedale, se non assicura la chirurgia, come si distingue da un Poliambulatorio? È una delle domande che le associazioni che operano nella sanità porteranno all’incontro fissato per oggi pomeriggio alla 15 dallo stesso Baldacchini che non ha voluto rendere noto l’ordine del giorno.
Giovedì scorso, però, le associazioni si sono incontrate e come Osservatorio sulle politiche sanitarie consegneranno al direttore della Asl un documento nero su bianco, pretendendo risposte sia sul futuro della sanità versiliese, sia sull’attuazione di un Piano regionale - sottolinea Milziade Caprili, presidente della Croce Verde - «che la Cgil ha definito “incompleto”, sottolineando come manchi un disegno di prospettiva per definire il modello organizzativo e gestionale che sarà applicato, mentre la Cisl ha addirittura parlato di una sanità toscana dove vige l’anarchia, perché ogni direttore regionale fa come meglio crede».
L’attenzione di Caprili si concentra sui 10 milioni di euro che la sanità versiliese deve recuperare come disposto da Firenze: «C’è da recuperare questa cifra, sì o no? Questo voglio sapere - continua Caprili -: e se la risposta è affermativa chiedo anche di capire come ci si è arrivati e quali saranno le iniziative che si intende prendere. La Asl deve fornire alla popolazione l’esatta situazioni in cui ci si muove. Questo è un passaggio che non può più essere rinviato».
Insomma - insiste il presidente della Croce Verde - «vogliamo sapere quali servizi vengono tagliati e cosa significa esattamente la riduzione dei posti letti ipotizzata per l’ospedale. Ma anche cosa accadrà con i ticket, perché sono irricevibili le affermazioni dell’assessore regionale alla sanità per cui “i ticket sono dolorosi per chi li paga ma anche per chi li mette...”. E non solo: lo stesso assessore dichiara che, in merito all’accorpamento delle Asl questo non è il momento: bene, ma quindi arriverà il momento di procedere in questo senso?».
Ancora tutta aperta, ricorda infine Caprili, la trattativa tra la Regione e le associazioni di volontariato che operano sul terreno minato della sanità toscana per quanto riguarda le scelte in materia di trasporto sanitario non d’emergenza. Trasporto vitale per molti ammalati, per esempio , di tumore. Ma che viene considerato il primo punto all’ordine del giorno quando si fa il conto dei tagli.
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