Italia
Case e campi minacciati da centinaia di cinghiali
SERAVEZZA. Sono tanti nello stazzemese a possedere un pezzetto di terra. C’è chi lo coltiva per puro piacere o chi lo mantiene pulito perché vicino alla propria abitazione. Capita però a molti di...
SERAVEZZA. Sono tanti nello stazzemese a possedere un pezzetto di terra. C’è chi lo coltiva per puro piacere o chi lo mantiene pulito perché vicino alla propria abitazione. Capita però a molti di svegliarsi la mattina e scoprire che, dal giorno alla notte, il proprio orticello è stato devastato. Completamente sottosopra come se fosse passato un trattore. La causa non è difficile da intuirsi: si chiama cinghiale. Le incursioni dei cinghiali, sempre più vicini alle case, sono diventate un vero e proprio tormento per gli abitanti di Stazzema. Con molta più frequenza fanno irruzione nelle proprietà e razzolano la terra per sfamarsi. Ma quale sarebbe la causa di questa invadenza? In parte pare che con lo scarseggiare delle castagne, colpite dal Cinipide Galligeno e dalla siccità, i cinghiali abbiano minori risorse e per questo si avvicinano ai luoghi abitati, che se sono coltivati è ancora meglio. Ma un altro fattore è l’origine stessa di questo animale. «Il cinghiale presente sulle Apuane – commenta il Guardiaparco Fabio Viviani – non è autoctono. Il cinghiale originario di queste zone è quello della Maremma, di stazza più piccola (massimo 70 chili), propenso a riprodursi meno volte rispetto a questo». Il mammifero appartenente alla famiglia dei suini (che arriva anche a 120 chili), attualmente sulle Apuane, sembra invece avere una storia diversa. C’è chi dice che sia un incrocio volontario tra il cinghiale della Maremma e la scrofa senese e chi sostiene che sia di una specie importata dall’Europa centrale. Fatto sta che il nostro cinghiale si riproduce anche due volte in un anno. Ed è stato riportato sulle Apuane, da dove si era estinto, negli anni Sessanta per favorire la caccia.
«In questo momento - continua Viviani - è in atto un monitoraggio da parte di un nostro tecnico, alla fine dell’anno verrà prodotta una documentazione. Se sarà accertato un danno all’ecosistema potrebbero essere fatte delle battute controllate». Tuttavia l’Ente Parco rilascia gratuitamente, a chi ha un terreno all’interno dell’area protetta, l’attrezzatura necessaria per difendere il proprio possedimento. E quella dei recinti elettrificati è una soluzione che funziona molto bene. Tuttavia la maggior parte dei problemi si riscontra al di fuori del Parco, dove a occuparsi di questa questione sono la Provincia e l’Atc (Ambito territoriale di caccia). Che dopo la legge regionale dell’8 febbraio del 2012 non possono più rilasciare recinzioni elettriche o dissuasori odorosi, se non alle aziende agricole o ai possessori di partita Iva agricola. «Sono state fatte delle operazioni di abbattimento – commenta Stefanini Sabrina, della segreteria dell’Atc Lucca – organizzate direttamente dalla Provincia, e degli scacci (cacciatori soltanto con i cani)». Ma questo sembra non essere servito. «I cinghiali, anche a causa della mancanza di castagne si avvicinano ai terreni delle abitazioni per mangiare. Abbiamo provato però alcuni dissuasori odorosi nella Mediavalle. Sono molto efficaci, ma dopo la legge regionale non possiamo più rilasciarli gratuitamente a tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google