La manifestazione
Barsanti, 40 operai rischiano il posto
Sono egualmente diffusi fra la sede di Massa e quella di Pietrasanta. Fatturato in netto calo
PIETRASANTA. La crisi non guarda in faccia alla passione, al sacrificio, alla tradizione secolare. Così, sotto la mannaia della recessione, finisce anche una delle più antiche e prospere aziende della provincia, la Barsanti Macchine di Massa e Pietrasanta, che dal 1898 costruisce macchine per la lavorazione dei marmi, dei graniti e delle pietre naturali. Una sorta di mito per l’intero comparto apuo-versiliese.
Per quaranta dei centocinque dipendenti, distribuiti tra Barsanti Macchine e Barsanti Service (a Pietrasanta) si profila l’incubo del licenziamento: l’azienda ha bisogno di ridimensionarsi e ha avviato per loro le procedure per la cassa integrazione straordinaria.
L’annuncio è arrivato giovedì scorso nel corso della seduta di consiglio alla quale hanno partecipato le rappresentanze sindacali unitarie Uilm e Fiom, con rispettive delegazioni.
A darlo, il responsabile del personale, Gianluca Bogazzi. «In realtà – spiega Bogazzi a Il Tirreno – non è stato un fulmine a ciel sereno. Già a luglio abbiamo aperto la procedura per la cassa integrazione ordinaria e comunicato ai dipendenti la difficile situazione».
Una situazione che spiegano bene i numeri: se prima della crisi la Barsanti fatturava oltre 30milioni euro, le previsione per quest’anno e per i prossimi non superano i 22-25 milioni di euro.
«È chiaro che 105 persone non si possono mantenere», spiega con rammarico Bogazzi.
La Barsanti ha già ridotto nei termini previsti il monte di ore ferie dei dipendenti.
Non è rimasto che attivare la procedura di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione.
«La Barsanti Macchine, sia chiaro a tutti, non chiude – aggiunge Bogazzi – anzi vuole investire e rimanere sul mercato mondiale. Ma per farlo ha bisogno di ridimensionare i costi».
Il piano industriale è in stesura e in parte è già stato illustrato ai lavoratori.
Un duro colpo anche per il patron Fosco Barsanti.
«Non è un momento facile per lui – ammette Bogazzi – anche se continua a seguire l’azienda 24 ore su 24, anche in officina con gli operai».
Ieri l’altro, venerdì, sono state proclamate 4 ore di sciopero, ma una sola è stata attuata (tutti hanno capito l’inutilità dello sciopero), e lo stato di agitazione fino al 15 novembre quando i lavoratori organizzeranno alle 9 un presidio davanti all’Associazione Industriali di Carrara in viale XX Settembre. Ma qui il problema è il lavoro che non c’è, non le proteste.
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