Il Tirreno

Versilia

Concessioni, chiesti 30 anni di proroga

di Matteo Tuccini
Concessioni, chiesti 30 anni di proroga

Spiagge all’asta: il Senato vuole togliere la delega al governo e rinviare la questione al 2045. Ma il Pd non firma

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VIAREGGIO. E alla fine i politici si mossero. Forse (anzi, senza dubbio) a scopo elettorale. Ma l’importante, dal punto di vista dei balneari, è che nel tunnel in cui sono infilati qualche luce cominci a filtrare.

La notizia è la seguente: in Senato è stato presentato un emendamento al nuovo decreto del governo Monti sulla crescita economica, che sarà discusso nei prossimi giorni a Palazzo Madama per la trasformazione in legge. In questo emendamento - firmato da quasi tutti i partiti, con l’eccezione illustre del Pd - si chiedono due cose fondamentali: ritirare la delega al governo per quanto riguarda la riforma delle concessioni demaniali, e prevedere una proroga di 30 anni delle stesse concessioni, in scadenza il 31 dicembre 2015. In pratica, della messa all’asta delle spiagge - chiesta dalla direttiva Bolkestein - se ne riparlerebbe solo nel 2045.

Niente decreto e niente aste?È facile capire che se questo emendamento verrà approvato, le conseguenze per gli stabilimenti balneari saranno notevoli.

Intanto, si renderà carta straccia il decreto appena presentato dal ministro Piero Gnudi, che tanta rabbia ha scatenato nella categoria viste le durissime condizioni inflitte: se la delega gli viene ritirata dal Parlamento, infatti, il governo non può più legiferare sull’argomento. E poi - anche se questo aspetto rischia di scatenare la reazione dell’Unione Europea - potrebbe essere concessa una proroga che eviti le aste nel 2016. Rimpallando il problema, si può trovare una soluzione migliore della distruzione totale degli stabilimenti.

È quest’ultimo un traguardo più complesso, che rischia di far aprire contro l’Italia una nuova procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva Servizi. Ma perché - è la domanda che si sono fatti più volte i balneari - non si può ottenere un periodo di “assestamento” in vista della riforma? Magari rendendo questa più equa nei confronti di chi ha lavorato per oltre 100 anni sulle nostre spiagge.

«Cercheremo di farlo passare». Così Cesare Cursi, senatore Pdl e presidente della commissione industria di Palazzo Madama: «Mi impegnerò al massimo per far dichiarare l’ammissibilità dell’emendamento. Tale emendamento - spiega - si rende necessario dopo che il governo ha presentato una bozza di decreto di riordino insoddisfacente, nonostante le mie stesse raccomandazioni personali e la mozione del Senato, approvata all’unanimità, per tutelare le imprese balneari».

L’assenza del Pd. Nella notizia, però, ce n’è un’altra. A firmare l’emendamento sono molti esponenti dell’ex coalizione di centrodestra: da Maurizio Gasparri (Pdl) ad Adriana Poli Bortone (Udc), passando per Roberto Calderoli (Lega Nord), Gaetano Quagliariello (Pdl), Roberto Castelli (Lega) e il viareggino Massimo Baldini (anche lui Pdl).

Mancano, invece, le firme del Pd. Un’assenza legittima, per carità - può darsi si condividano gli obiettivi, non la strategia - ma che non può non far discutere, soprattutto alla luce di quel famoso documento che tanto scompiglio causò tra i balneari. Quel testo pro aste, osteggiato dal Pd toscano e in particolare versiliese che ha preso la distanze, viene ancora oggi difeso dal Pd romano. E soprattutto emiliano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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