Sicurezza
Tre rapine in meno di un mese: presi
In carcere Giuseppe Musumeci, fratello del boss Carmelo e mente della banda, e Rocco Mazzotta, esecutore dei colpi
VIAREGGIO. Hanno messo a segno tre rapine in meno di un mese. Due riuscite (il 9 maggio alla farmacia S. Paolino e l'11 maggio al Compro oro di via Mazzini) e una fallita (il 31 maggio al punto Snai di via Rosmini). Ma i carabinieri sono convinti che potrebbe esserci la loro mano anche in molti altri colpi compiuti a Viareggio e in Versilia fra la primavera e l'estate scorsa. Da ieri mattina, però, su Giuseppe Musumeci, cinquantanove anni, originario di Catania ma residente a Torre del Lago, fratello del boss Carmelo, e Rocco Mazzotta, quarantatré anni, nativo di Brindisi ma domiciliato a Pisa, pende una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Mentre un terzo uomo – Andrea Formigli, quarantadue anni, di Livorno, già arrestato per una rapina messa a segno al supermercato Conad di via Foscolo – è stato denunciato a piede libero perché ritenuto il terzo componente della banda che per alcuni mesi ha tenuto in scacco la città.
A tradire i due banditi arrestati è stato l'ultimo dei tre colpi loro attribuiti: quello al punto scommesse della Snai di via Rosmini. In quella circostanza, infatti, la rapina si concluse male. Non solo non fruttò neppure un euro, ma l'autore materiale (Rocco Mazzotta) ebbe una colluttazione con il titolare della sala scommesse e perse sia il passamontagna con il quale si copriva il viso che la pistola giocattolo utilizzata per intimorire i presenti. Il tutto di fronte alle telecamere a circuito chiuso dell'impianto di videosorveglianza che ripresero ogni dettaglio della scena.
Proprio partendo dai fotogrammi di quella rapina fallita, i carabinieri del nucleo operativo di Viareggio hanno cominciato a sistemare i vari tasselli del puzzle. E raccogliere prove che potessero inchiodare i banditi alle loro responsabilità. Grazie così ad un certosino lavoro di riconoscimenti fotografici, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, i militari hanno raccolto una serie di prove in base alle quali sono scattate le due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Musumeci e Mazzotta.
Un lavoro non semplice, come spiega il tenente Grazia Centrone, da alcune settimane nuovo comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Viareggio. “Musumeci e Mazzotta agivano sempre separatamente. Il primo, che possiamo verosimilmente ritenere la mente della banda, era il basista e in alcune occasioni anche il palo. Poco prima dei colpi effettuava i sopralluoghi: era lui che preparava le rapine, controllava che non vi fossero ostacoli e a quel punto dava il via libera a colpire al Mazzotta. Il secondo era invece l'autore materiale dei colpi, come dimostra anche il filmato della rapina fallita alla Snai. I due poi si spartivano il bottino solo in un secondo momento. E lo facevano a Pisa, dove Mazzotta abita, lontano da occhi indiscreti”.
Della banda sgominata dai carabinieri faceva parte anche Andrea Formigli, arrestato di recente per una rapina alla Conad messa a segno insieme al Mazzotta. “In base a quanto siamo riusciti a ricostruire – prosegue il tenente Centrone - era lui a guidare lo scooter giallo utilizzato in occasione dei colpi a bordo del quale saliva il Mazzotta per fuggire via”.
Ma l'elenco delle rapine a carico della banda protrebbe allungarsi. I carabinieri sono infatti convinti che molti altri colpi eseguiti a Viareggio e in Versilia a cavallo fra la primavera e l'estate scorsa siano attribuibili a Musumeci e soci. “Non escludiamo sviluppi. Anzi, riteniamo che la lista dei colpi sia molto più lunga e stiamo raccogliendo elementi e prove a carico dei componenti della banda”.
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