Il Tirreno

Versilia

«Mai vista una cosa così in 50 anni»

di Tiziano Baldi Galleni
«Mai vista una cosa così in 50 anni»

I bagnini già al lavoro per ripulire ma pale e carriole non basteranno

2 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. Mai visti così tanti e tutti insieme. Mai visti: neppure dopo l’alluvione del ‘96 in Alta Versilia. La striscia scura di tronchi, rami, radici lasciata sulla spiaggia dalla mareggiata durante la notte è larga una diecina di metri. È una foresta morta. Un monumentale cimitero di legno tra la Capannina e il Cinquale. Riempie la spiaggia ma ne è ancora gonfio il mare.

Ci avventuriamo tra i curiosi, i bagnini, i concessionari degli stabilimenti del Forte. Stupore, desolazione, rabbia in qualche caso. Muoversi in questo groviglio non è facile. C’è da stare attenti, da evitare le “braccia” spezzate delle migliaia di piante sulla sabbia e qua e là anche i rifuti: gomme d’auto e plastica.

Le domande ancora senza risposta sono tante: da dove vengono tutti questi rami? Possibile che in una sola notte siano arrivati tutti qui? E chi li poterà via?

Qualcuno si è già messo all’opera: pala e carriola. Ma l’impresa è titanica.

«Questa è una vera e propria calamità. Ho 53 anni - commenta il gestore del bagno Sud Est, che si trova nella zona dove si sono accumulati più detriti - il bagno l’ho ereditato dai miei genitori, e non avevo mai visto una cosa del genere. Chissà quanto tempo ci vorrà per togliere tutto. Non so neppure che ci faccio qui con la carriola, perché posso fare veramente poco, ma non so stare a guardare senza tentare di fare qualcosa». E un particolare che molti hanno notato è che la maggior parte dei tronchi sono tagliati con la motosega, invece che essere sradicati o spezzati, come quelli, molti meno, che aveva portato il mare due anni fa con la piena del Serchio.

«In 23 anni non ho mai visto nulla di simile - afferma sconcertato Maurizio Baldoni, gestore del bagno Alfreda - Di solito quando succede che le tempeste portano dei detriti, sono quelli scaricati in mare dal fiume Serchio e dai suoi affluenti; tuttavia questa volta potrebbe essere stato il Magra perché altrimenti non si spiegherebbe come mai dalla Capannina in poi non c'è più niente».

E mentre qualche bagnino in qua e in là raccoglie alcuni stecchi, qualche persona incredula, passeggiando tra un tronco e l'altro - con un bastone in mano, cimelio di un fatto che sarà ricordato - assiste allo spettacolo che ha il sapore della devastazione di un luogo simbolo per il turismo in Versilia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini