Lutto
«Viareggio lavora a pieno ritmo» Vitelli ottimista sulla Darsena
Il patron di Azimut-Benetti ribadisce a Repubblica il suo giudizio supernegativo su Genova «Un salone triste, visitatori tristi, industria squallida». Il divorzio con la fiera è più vicino?
VIAREGGIO. Per quattro anni, lo dice lui stesso in una intervista, non ha guadagnato un euro. Ma da quest’anno pensa di ricominciare a fare utili.
Lo annuncia Paolo Vitelli in una intervista concessa a Repubblica. Il patron di Azimut-Benetti non si sbilancia più di tanto riguardo al futuro dell’azienda, nè annuncia nuove strategie all’inizio delle trattative per chiudere lo stabilimento ex Gobbi di Piacenza e per ridurre la forza lavoro ad Avigliana dove si producono le barche più piccole del marchio Azimut.
I numeri sono noti. Vitelli chiude Piacenza ma non vuole mandare a casa i 180 dipendenti. O comunque non intende licenziare – come conferma a Repubblica – gli operai, ma quelle tante figure intermedie che viaggiano fra dirigenza e maestranze.
Ad Avigliana Vitelli immagina una cura alla Marchionne per i 1100 dipendenti. Ovvero meno pause nel lavoro e più produttività.
Ad Avigliana i dipendenti diretti sono 1100, un numero ritenuto comunque troppo alto.
In tutto Vitelli ha 2400 dipendenti diretti. E annuncia un 15% di operai in cassa integrazione ad Avigliana mentre segnala che «a Viareggio di lavora pieno ritmo».
Certo chiude l’ex Gobbi perchè le piccole barche a marchio Atlantis non hanno un mercato visto che l’Italia è ferma.
«Il valore della nostra produzione – ha spiegato l’imprenditore tosco-piemontese – da 900 è sceso a 600 milioni di euro. E la quota italiana che era del 20%. da 150 è a scesa a soli 12 milioni di euro».
Vitelli, tanto per cambiare, non risparmia critiche al clima, voluto anche dal governo Monti, per cui ogni possessore di barche è un evasore – neanche tanto potenziale.
Ma il patron di Azimut-Benetti ritorna anche sulla vicenda della mostra nautica di Genova.
Le sue dichiarazioni sono molto pesanti verso il capoluogo ligure. «Genova? Un salone triste, visitatori tristi, industria squallida».
Insomma una de profundis per Genova, che forse resisterà ancora un anno, se il più importante costruttore di barche del mondo ragiona in questo modo.
E certo sarebbe il caso che Viareggio cominciasse a porsi il problema di creare una vera mostra nautica (e del resto se non trova 30mila euro per tenere il festival Gaber, figuriamoci se riesce a pensare alla mostra della nautica).
Vitelli fa poi il punto sui mercati a cui si rivolge il gruppo.
«Nell’area compresa fra Usa e Brasile si trova il 50% dei nostri clienti. Il restante 50% è distribuito fra Estremo e Medio Oriente fino all’Europa, ma qui stanno crescendo i clienti russi».
E il mercato interno ormai è cosa trascurabile.
I dati ufficiali che Azimut-Benetti ama distribuire sono chiusi in pochi numeri. A partire dallo zero dei debiti per proseguire con il numero 1 che segnala com e l’azienda abbia un unico azionista, che poi è proprio Vitelli.
e poi ci sono i 300 milioni di euro di patrimonio netto e i 500 milioni che l’azienda si vanta di avere investito nella produzione in questi ultimi dieci anni.
Poi certo, c’è la crisi. Che scoppia nel 2008 e non lascia scampo. Sono quei 4 anni in cui Vitelli denuncia di non avere guadagnato un soldo. Nel frattempo ha inserito in azienda la figlia Giovanna.
Dalla crisi Azimut-Benetto sta uscendo con modelli più grandi, gettando a mare quello che era il grande progetto di Vitelli prima dell’11 settembre. Ovvero lanciare la barca di massa, essere – lui torinese come gli Agnelli – l’uomo che avrebbe ugugliato sul mare le imprese della Fiat (la motorizzazione di massa) sulle strade e autostrade italiane.
Ma la crisi ha sfigurato l’Italia che usciva fuori dagli anni Ottanta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
