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Il Maxidò lascia l’approdo alla Madonnina

Il Maxidò lascia l’approdo alla Madonnina

VIAREGGIO. Ad aprile dello scorso anno lasciava il cantiere Codecasa per il varo con tutta l’amministrazione Lunardini a bordo; novembre, proprio in questi giorni, approdava sulla banchina della...

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VIAREGGIO. Ad aprile dello scorso anno lasciava il cantiere Codecasa per il varo con tutta l’amministrazione Lunardini a bordo; novembre, proprio in questi giorni, approdava sulla banchina della Madonnina dopo aver vinto il bando fortemente voluto dal presidente della Viareggio porto, Alessandro Volpe, per un ormeggio da 10mila euro l’anno. La storia del “Maxidò”, il locale galleggiante che non ha mai aperto, è il simbolo di una città che blocca qualsiasi idea, qualsiasi impresa. Ad inizio della prossima settimana, il Maxidò lascia la banchina profumatamente pagata e raggiunge un qualche luogo di rimessaggio in terra ferma. La proprietà ha perso, infatti, il ricorso al Tar presentato contro la richiesta di permesso a costruire spuntata all’ultimo tuffo, a bando per l’ormeggio ormai vinto. Il Maxidò - così la sentenza del Tar - «non è un natante suscettibile di ormeggio tradizionale, non è in grado di effettuare una navigazione autonoma» e dunque «non è corretto parlare di ormeggio per una struttura costruita in cantiere e rimorchiata fino all’approdo dove è stata ancorata alla banchina. Così che la Viareggio porto Spa non avrebbe dovuto stipulare un contratto di ormeggio con siffatto galleggiante». Ciò detto «la mancanza di precarietà di una struttura ancorata al suolo o dove si svolge un’attività commerciale non occasionale comporta l’obbligatorietà del permesso di costruire».

La domanda è d’obbligo: ma Comune e Viareggio porto a che gioco hanno giocato con il Maxidò? (d.f.)

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