Gioco
Il festival Gaber lascia Mannino non ha soldi
L’appello di Dalia Gaber per salvare la manifestazione che compie 10 anni «Camaiore e Pietrasanta sono pronte ad accogliermi a braccia aperte»
VIAREGGIO. Ma qualcuno a Viareggio ha ancora il senso di cosa siamo, ma soprattutto di cosa sia stata la nostra città. E qualcuno ha ancora il senso di cosa abbia rappresentato per Giorgio Gaber passare più di quarant’anni della sua vita nella nostra città.
Sicuramente no, visto che ieri Dalia Gaber, l’amata figlia, ha annunciato a Tirreno e Nazione che il festival dedicato al padre e arrivato all’anno fatidico del Decennale rischia di sparire.
«Il commissario prefettizio in maniera gentile ma netta – spiega la dolce Dalia ad un tavolino del bar Galliano in Passeggiata – mi ha detto che non ha i soldi per permettere la decima edizione del festival. Quindi saremo costretti ad emigrare».
Si parla già di riviera romagnola, ma per fortuna Camaiore e Pietrasanta si sono già fatte avanti. Ma il problema, a questo punto, non è fermare il festival in Versilia, ma fermare la deriva autolesionistica di questa città.
Che rischia di perdere una cosa unica, ovvero il festival del decennale che in realtà significa un anno di manifestazioni ed eventi per ricordare i dieci anni dalla morte di un poeta dei nostri giorni.
Giorgio Gaber si spegneva alle 17,34 del primo gennaio del 2003 nella sua casa di Montemagno. Era consunto da un cancro che aveva combattuto per anni.
Nel luglio dello stesso anno, la Cittadella ospitava il primo festival del teatro canzone intitolato a Gaber. C’erano veramente tutti, da Claudio Baglioni a Franco Battiato. E tantissimi sono passati da quel palco. Compresa una star mondiale come Patti Smith che la scorsa estate, in cambio di una tisana e di una doccia calda al Principe di Piemonte, ha incantato la Cittadella.
Finora è mancato solo uno dei grandi sodali di Giorgio. Lui, il Molleggiato. E Dalia non nasconde che spera di portarlo a Viaerggio proprio per i dieci anni dalla morte di papà.
Fabrizio Diolaiuti ricordava sempre una frase di Gaber: «Quando ad inizio dei Sessanta sbarcammo da Milano. A me e ad Adriano la Versilia con i suoi locali ci sembrava Las Vegas».E forse lo era.
Ma torniamo sul fatto. L’anno di Gaber inizia a metà novembre con un cd che raccoglie le canzoni dell’artista interpretate da 50 grandi artisti italiani.
«Presentiamo questo album :– ricorda Gaber – dove il 70% delle canzoni sono registrate al festival. E il festival non c’è più?».
Ma l’anno dedicato all’autore di Cerruti Gino continua il 2 gennaio 2013. Ventiquattro ore dopo i dieci anni dalla morte di Gorgio, uscirà il libro che Sandro Luporini ha scritto per Mondadori dove si racconta il suo lunghissimo sodalizio artistico che ha portato a capolavori come la Libertà, lo Shampo, etc.
«Non sappiamo ancora dove lo presenteremo» conferma Dalia. Dal che, una città normale, si metterebbe già a disposizione per ospitare l’anteprima di un libro che tutti i gaberiani attendono.
Ma torniamo ancora una volta a bomba sul festival. Viareggio lo perde perchè il Comune non ha 30mila euro. Intanto ne getta 42mila per comprare un marchio inutile come Yare (a nostro modestissimo parere roba da controllino della Corte dei conti).
C’è poi il capitolo Provincia. Fino allo scorso anno da Lucca arrivavano 90mila euro.
«Confesso che non ho ancora incontrato il presidente Stefano Baccelli – spiega Gaber – ma certo la situazione delle province è a dir poco precaria».
Dalia Gaber ed il suo entourage sono aperti ad un dialogo con Camaiore e Pietrasanta, ma non mancano gli ostacoli logistici. Camaiore non ha uno spazio, la Versiliana con i suoi 1200 posti al massimo è insuficiente per una manifestazione che fa tremila spetttaori a sera ( proposito il festival numero dieci potrebbe tornare alle 4 serate come fu nelle prime edizioni).
Insomma Dalia Gaber vive la strana condizione del nemo propheta in patria. Perchè Gaber è parte della storia di Viareggi. Dal legame con Luporini al bar Casablanca (c’è anche una targa che ricorda la canzone) , dagli spaghetti alla vigliacca da Remo fino agli amici più veri come Arturo De Ambris, Lirio Valenti, Gloria Puccetti, lo stesso Diolaiuti.
Dalia ora le proverà tutte («Sono disponibili a parlare con tutti i candidati), ma il problema non è Dalia. Il problema è Viareggio e tutti i viareggini.
Che si sono dimenticati cosa sono stati nella storia culturale e di costume del nostro paese. Una città seria il festival dedicato a Gaber lo salverebbe domani.
Del resto basta passare il monte e andare a Lucca. Per i comics in questi giorni c’è più gente mascherata dentro le mura che a tutte il carnevale di Viareggio.
Forse è il caso che qualcuno cominci a svegliarsi.
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