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Versilia

Seardo fa sventolare una croce celtica, la polizia fa rimuovere la bandiera

Seardo fa sventolare una croce celtica, la polizia fa rimuovere la bandiera

Dopo la protesta di una ventina di militanti versiliesi di Rifondazione Comunista il vessillo è stato rimosso. Ad issare la bandier proprio di fronte al proprio negozio di via Marconi, è stato, ancora una volta, Adriano Giovannetti

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Alla fine, sul calare della sera, quel vessillo che richiama ad una simbologia a tinte fosche ed inquietanti, è stato fatto rimuovere dalla Polizia, dopo la protesta, fra il silenzioso e l'indignato, nella giornata di ieri, di una ventina di militanti versiliesi di Rifondazione Comunista. Ad issare la bandiera con la croce celtica proprio di fronte al proprio negozio di agraria di via Marconi, è stato, ancora una volta, Adriano Giovannetti, conosciuto da tutti come Seardo, che del fatto di essere fascista e appassionato dei raduni nostalgici a Predappio e dintorni, mai ha fatto mistero.

Anzi. 'Seardo' Giovannetti - che è poi il babbo del capogruppo del Pdl Alberto Giovannetti - anche in passato - è il caso dell'episodio legato alla bandiera al vento con recante il simbolo della X Mas - si era reso protagonista di iniziative motivo di forti contestazioni da parte degli antifascisti, ma anche di molti semplici cittadini. " Proprio in questi giorni di grande dolore, a causa della sentenza tedesca sulla strage di S.Anna, vedere una bandiera con la croce celtica, che in ambito politico è da sempre riconducibile ad alcuni movimenti e partiti dell'estrema destra è fatto inaccettabile e motivo di scarso rispetto.

Una vera e propria provocazione, quella di Giovannetti.. Per questo motivo - ci hanno riferito alcuni militanti - abbiamo organizzato un presidio spontaneo davanti all'Agraria, e ribadito, in uno striscione che siamo e resteremo sempre partigiani. Ostentare certi simboli è una vergogna, in particolare in una zona come la nostra ferita a morte dal fascismo e dai nazisti. Certe iniziative, nostalgiche e riprovevoli, vanno condannate in modo duro e definitivo".

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